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SAN SEVERO: BASTA CON L’IMPROVVISAZIONE E LE PROMESSE ELETTORALI

Diciamolo chiaro: la comunità di San Severo non ha avuto sfortuna, ma ha deciso di fare scelte precise che si sono rivelate errate.
Alle ultime elezioni l’elettorato (o la parte che ha deciso di esercitare il proprio diritto/dovere di voto) ha premiato la prima donna sindaco di San Severo, con una squadra apparentemente nuova e fortemente caratterizzata dalla presenza femminile.
I cittadini hanno sempre ragione, per cui, probabilmente, la percezione della proposta vincente appariva più attrattiva di quella uscita sconfitta dal ballottaggio.
Le promesse elettorali fondate su una improvvisata compagine evidentemente contraddittoria per valori di riferimento, storie e visioni hanno però le gambe corte, per cui abbiamo oggi un commissario prefettizio che amministra la città dal 4 giugno 2026, dopo la sfiducia formalizzata da 13 consiglieri per la maggior parte eletti nella originaria maggioranza.
Il problema è che dopo aver assistito ad una città praticamente divisa in due (oltre 9.000 preferenze per i due contendenti del ballottaggio) abbiamo dovuto sopportare una lenta agonia che ha maciullato le cariche istituzionali più rappresentative della città: consiglieri, assessori, Presidente del Consiglio e Sindaco … una carneficina di organi rappresentativi della comunità che sono stati di volta in volta delegittimati o defenestrati.
Le considerazioni immediate sono quindi due:
-se questo è il nuovo (o presunto tale) meglio puntare ad un progetto solido, serio, coeso e competente che non faccia della improvvisazione il fondamento del proprio agire politico;
-non ci dobbiamo meravigliare se sempre meno persone preferiscono non votare, ritenendo questa fondamentale partecipazione democratica un inutile e vacuo esercizio.
L’analisi è semplice, chiara ed impietosa, ma proprio per questo consente risposte semplici e chiare per invertire la rotta.
Dopo una stagione di governo travagliata da parte dell’amministrazione Colangelo e dopo l’apprezzato pragmatismo del Commissario Cappetta, la politica sanseverese ha il dovere di far tesoro degli errori e provare a mettere insieme una credibile proposta per una nuova stagione che permetta alla città di provare a rilanciarsi.
Cosa fare, quindi, per ripartire?
Come creare le condizioni per riaccendere il senso di appartenenza dei cittadini?
Chi deve farsi carico di indicare una direzione virtuosa nel contesto di una visione strategica di crescita sociale, culturale, imprenditoriale e civica?
In questo momento impazza il toto-sindaco, con nomi di persone che possono legittimamente aspirare alla poltrona di primo cittadino e questo è un segnale positivo perchè vuol dire che ci sono molti candidati che hanno valutato ed accettato di competere per una carica certamente prestigiosa ma altrettanto certamente complessa, gravosa e foriera di responsabilità e scelte.
Ma nessuno di questi nomi può nulla se non si dota di un metodo e di una squadra compatta, altrimenti starebbe già preparando il prossimo commissariamento.
1.⁠ ⁠Non bisogna quindi partire solo dal nome del candidato, ma da un patto scritto, chiaro, formale che metta al centro azioni per le note e oramai croniche criticità: decoro urbana, macchina comunale, sviluppo. Chi non firma, è fuori, senza scorciatoie e senza liste civetta fatte in 3 giorni.
2.⁠ ⁠Bisogna costruire la squadra che affianca il sindaco, indicando possibilmente gli assessori scelti per competenza e per capacità di affrontare la responsabilità del ruolo, senza improvvisatori che cercano una poltrona.
3.⁠ Bisogna valutare i costi della campagna elettorale, valutando la congruità delle spese rispetto alla situazione complessiva della competizione.
4.⁠ ⁠Non bisogna fidarsi dei tuttologi o dei venditori di sogni irrealizzabili: chi vi promette 30 cose fantasmagoriche non ne farà nessuna … San Severo ha bisogno di poche cose concrete e fatte bene, non di roboanti annunci.
5.⁠ Bisogna cercare chi sa dire di NO: un buon sindaco è quello che vi dice: “No, questo favore non si può fare”, senza fare promesse irrealizzabili o alimentare illusioni.
San Severo non ha bisogno di un salvatore, perchè di santi e salvatori ne abbiamo avuti fin troppi.
Ha bisogno di cittadini che abbiano il coraggio di dire ai partiti: “Il nome lo decidiamo noi, con un metodo serio. Oppure andate a cercarvi un’altra città da commissariare.”
Se cercate ancora una volta l’uomo o la donna dei sogni avete già scelto il prossimo fallimento.
Michele Del Sordo

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