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SAN SEVERO: COMUNE, CONFRATERNITE E TOMBE CIMITERIALI

Tempo fa la nostra GAZZETTA, sulla scorta delle (tante!) pressioni dell’opinione pubblica ha chiesto lumi su quanto avveniva nel Cimitero, in modo particolare presso le tombe delle locali Confraternite, nelle quali riposano migliaia di defunti delle famiglie sanseveresi. Sulla scorta di ciò, ci furono chiarimenti da alcune parti e, tra fine

ottobre e novembre scorsi, un deciso intervento del Comune per richiedere la sospensione di lavori in corso e la rimozione di quanto già realizzato. Una presa di posizione forte che non poteva che costringere il nostro giornale a intervenire nuovamente per capire com’è messa al momento la complicata faccenda cimiteriale. Come Redazione abbiamo chiesto informazioni all’Arciconfraternita del Rosario, presieduta dall’avv. FRANCO LOZUPONE,che ci ha cortesemente risposto in questi termini:

“Forse non tutti sanno che alcune Confraternite – e tra queste quell’antica del Rosario che opera nella Chiesa della SS.ma Trinità o dei Celestini – gestiscono delle cappelle cimiteriali, volgarmente chiamate TOMBE, sobbarcandosi l’onere di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria, l’illuminazione e le pulizie, nonchè di far fronte a ogni evento o calamità naturale. Si tratta di frequente di edificazioni vetuste e non sempre, nel corso degli anni, particolarmente curate (sul cui stato allarmante non si è mai detto, letto e fatto nulla). Per evitare crolli e conseguenti pericoli a persone o cose, divengono non solo necessari, ma per legge obbligatori, costosi interventi di manutenzione o ristrutturazione. E ciò sia per prevenire gravi responsabilità civili e penali, sia per il decoro del luogo di eterno riposo eletto da chi ha confidato nei perpetui suffragi assicurati dall’Arciconfraternita. Una amministrazione, come quella della Confraternita del Rosario, improntata a correttezza e trasparenza seppure in ristrettezze economiche, ha pertanto non solo l’obbligo di legge ma il dovere morale di intervenire, per evitare che le tombe continuino a versare in stato di abbandono e fatiscenza, trasformandosi in ignobili tuguri non più fruibili. Senza risorse, emergendo tali necessità di intervento, una delle strade praticabili è la costruzione di nuovi loculi, per cederli e utilizzarne il ricavato per le continue manutenzioni di cui necessitano i vecchi. L’altra soluzione che si potrebbe praticare (forse presto) potrebbe essere la convocazione dei parenti ed eredi delle persone tumulate, affinchè si facciano carico della manutenzione, mentre, di rimando, l’Arciconfraternita cederebbe loro i diritti e gli oneri sulle tombe. Una ulteriore ipotesi, non meno lontana, potrebbe essere quella di cedere al Comune le cappelle cimiteriali, stante l’impossibilità economica per la Confraternita di far fronte ai necessari lavori. Va anche evidenziato, per completezza d’informazione, che l’Arciconfraternita ha chiesto nuovi suoli nel cosìddetto “cimitero nuovo” – che le spetterebbero per legge ma che continuano a non essere concessi senza ancora conoscerne i motivi – e  ha inoltre richiesto al Sindaco un tavolo tecnico per rimuovere il vincolo dell’anacronistica permanenza dei feretri nei loculi in perpetuo o per 99 o per 60 anni, mentre in altri Comuni è soltanto per 20, 25 o massimo 30 anni. Sulla scorta di quanto già realizzato qualche anno fa nella tomba dell’Arciconfraternita di S. Antonio Abate e in quella dell’Arciconfraternita del Carmine, l’Arciconfraternita del Rosario ha presentato lo scorso giugno una DIA al Comune di San Severo per la realizzazione di loculi all’interno di una navata. Trascorsi circa 90 giorni (ben oltre i 30 per legge consentiti al Comune per notificare eventuali rilievi) sono stati avviati i lavori. Sta di fatto che, a fine ottobre, dal Comune veniva intimata la sospensione dei lavori e, nel successivo mese di novembre, veniva emessa un’ordinanza di rimozione delle opere ormai completate. Ciò premesso, ribadito che tutto è stato fatto regolarmente (all’interno della Tomba della Confraternita), esattamente come si era già proceduto per il menzionato precedente di S. Antonio Abate e della tomba del Carmine, anche in ordine alle distanze previste per legge, è facile argomentare che se la DIA fosse stata riscontrata dal Comune con eventuali rilievi nei termini di legge, non sarebbero emersi i danni che qualcuno prima o poi dovrà risarcire, nonché l’inutile e strumentale disinformazione scaturita. E’ comprensibile che la realizzazione di nuovi loculi all’interno della vecchia tomba risulti esteticamente meno gradevole (stupisce, però,  il generale silenzio seguito agli scempi perpetrati nel nostro – una volta bello – Cimitero!): spesso tutti sono d’accordo sulla necessità non più prorogabile di costruire nuovi loculi…purchè si facciano altrove, lontani da quelli dei propri parenti. Purtroppo, quando si è prevenuti o si hanno pregiudizi, gratuiti sospetti, invidie, gelosie e si alimentano disinformazioni o, peggio, inutili clamori nel tentativo meditato di colpire tizio o caio, confidando sull’ignoranza dei fatti da parte della maggioranza della popolazione, non si opera per la verità. In ogni caso l’Arciconfraternita, senza ipotizzare le ragioni che hanno indotto un ufficio comunale ad assumere tali iniziative, è in attesa delle determinazioni del Comune. Per tornare alla vita ordinaria delle Confraternite, che si svolge primariamente nelle chiese e in altri ambienti, necessitanti anche questi di costosi interventi e senza provvidenze economiche di alcun genere, si può senz’altro concludere affermando che le tombe sono vere palle al piede per questi sodalizi, che al più presto andranno cedute, non importa se, come detto, a privati o al Comune. E’ bene pertanto rendere subito di pubblica conoscenza quanto appena esposto, così da consentire ai parenti delle persone tumulate o al Comune di prepararsi a tale improcrastinabile evento”.

CONFRATERNITA

DEL ROSARIO



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