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SAN SEVERO CONTESTA LA TASSA SUL MACINATO

di GIUSEPPE CLEMENTE

Il nostro è da sempre un Paese AD ALTA PRESSIONE FISCALE. Il balzello che più di tutti lo testimonia è la famigerata TASSA SUL MACINATO, proposta da QUINTINO SELLA nel 1865, che scatenò forti proteste. Approvata il 7 luglio 1868, entrò in vigore il 1° gennaio 1869 e malgrado le numerose rivolte popolari il Senato la confermò, affidando al generale CADORNA i pieni poteri per soffocare i moti. Era un’imposta indiretta che fu in vigore fino al 1884. Il mugnaio doveva pagare al fisco la tassa, che dipendeva dal numero dei giri effettuati dalla ruota macinatrice, conteggiati da un contatore meccanico, applicato a ogni mulino. L’importo variava a seconda dei cereali: per il grano era di 2 lire a quintale, per l’avena di 1,20, per il granturco e la segale di 1 lira. Era tassata per 0,50 al quintale anche la macinazione delle castagne, allora ritenute “cereale che cresce sull’albero”. SAN SEVERO, la cui produzione cerealicola era allora cospicua, sentì molto il peso del tributo e molti cittadini protestarono. I mugnai iscritti al ruolo del Comune erano 36, ma non tutti si erano iscritti al ruolo per il 1869 e molti non ritirarono la licenza con l’indicazione della tassa da pagare. L’intransigente esattore GENNARO LOMBARDI, in incognito, faceva il giro dei mulini per notare se c’erano movimenti sospetti e, nel caso, avvisava il comando dei carabinieri di San Severo, che mandava militi in borghese per controllare chi e quando andava a macinare. Una “sorpresa” dei carabinieri fu ordinata dallo stesso prefetto al mulino SICARIA della città. Tre mugnai, PELLEGRINO MICHELE, MINISCHETTI LEONARDO e LA PIETRA MARIA NICOLA, furono “multati perché hanno macinato nei loro mulini senza la prescritta licenza”. Il commento del prefetto ANTONIO MALUSARDI: “Sta bene. Inviare l’Arma, essendo questo l’unico modo di farla finita collo sciopero dei mugnai, i quali sperano lavorare clandestinamente”. Alcuni mugnai vedendosi “ridotti alla mazza”, furono costretti a chiudere. Era evidente che la politica fiscale del governo gravava sui meno abbienti. Il 31 marzo 1868, quando la legge era ancora in discussione, la SOCIETÀ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO di San Severo fece giungere la sua energica protesta al Parlamento Nazionale. Riporto parte del testo perché è di una attualità sorprendente: “Onorevoli signori, è la voce del popolo che a voi si dirige e questa volta per protestare altamente contro la tassa sul macinato. Riconosciuta da tutti affatto contraria ad ogni sana economia, dalla massima parte come ingiusta, vessatoria, sulle classi laboriose specialmente gravante, sarà mai che venga dal Parlamento adottata? Uomini voi di saggezza, e dottrina, non è da noi additare i mezzi da venire al pareggio del nostro dissestato bilancio, ma perché mai prima di spremere ancora le esauste scarselle del popolo, non si taglia netto per le inutili spese, non si riformano i pubblici servizi? I rappresentanti della Nazione, si adoperino a riformare le Amministrazioni, studino il modo di fare entrare nelle casse dello Stato, senza mezzani per via, le molteplici contribuzioni, economizzino, perché di economia c’è da farne dappertutto; e poi, quand’anche di novelle imposte succedesse il bisogno, SIANO LE RICCHEZZE TASSATE, MA NON SI TASSI, VIVADDIO, COL MACINATO LA MISERIA”. Sembra scritta oggi.

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