San Severo e la memoria corta della politica: amministrare una città non è un esercizio di rappresentanza

San Severo è una città particolare. Una città dalle grandi potenzialità, dalle tante contraddizioni e, soprattutto, dai problemi che non possono essere affrontati con improvvisazione, entusiasmo momentaneo o semplici operazioni di immagine.
Eppure, ogni volta che si avvicina una nuova stagione politica e si comincia a discutere di candidature alla carica di sindaco, sembra verificarsi un fenomeno curioso: la memoria collettiva si accorcia, il passato diventa improvvisamente un dettaglio trascurabile e persino gli avvenimenti più recenti sembrano appartenere a un’altra epoca.
Non parliamo di fatti accaduti vent’anni fa, sepolti negli archivi della storia cittadina. Parliamo di ciò che è accaduto negli ultimi due anni! Un tempo sufficientemente breve perché le esperienze siano ancora vive, ma evidentemente abbastanza lungo perché qualcuno possa pensare di archiviarle con una certa disinvoltura.
E allora vale la pena ricordare un principio che dovrebbe essere alla base di qualsiasi ragionamento politico serio: per amministrare una città non basta essere una brava persona, bisogna anche saper fare il sindaco.
La correttezza morale, la rispettabilità personale e la capacità di presentarsi dignitosamente alla comunità sono requisiti imprescindibili. Nessuno dovrebbe mettere in discussione questi valori. Ma non possono diventare l’unico metro di valutazione di una candidatura.
La buona educazione non sostituisce la competenza amministrativa, così come una bella fotografia elettorale non equivale a un programma di governo. E, soprattutto, la disponibilità a candidarsi non coincide automaticamente con la capacità di governare.
San Severo ha bisogno di una classe dirigente che conosca davvero i meccanismi della pubblica amministrazione, che sappia muoversi nei rapporti istituzionali, che abbia dimestichezza con le dinamiche politiche, che conosca il territorio e le sue fragilità. Servono esperienza, autorevolezza, capacità di mediazione, visione strategica e, non da ultimo, capacità di assumere decisioni anche quando risultano scomode.
Amministrare significa conoscere i bilanci, comprendere le procedure, saper dialogare con gli enti sovraordinati, costruire relazioni politiche, individuare risorse, programmare interventi e trasformare le promesse in risultati.
Non significa soltanto occupare una poltrona, presiedere qualche riunione, tagliare nastri o dispensare dichiarazioni di buone intenzioni.
Perché la politica, quella vera, non si misura con il numero delle strette di mano, con il numero delle fotografie pubblicate o con la capacità di raccogliere consensi attorno a una candidatura. Si misura soprattutto con ciò che si riesce a realizzare.
E qui entra in gioco la memoria. Quella memoria che, nella politica locale, sembra talvolta essere una facoltà selettiva: si ricordano con grande precisione i meriti presunti, mentre gli errori, le difficoltà e le responsabilità vengono affidati alla benevolenza del tempo.
Ma una città non può permettersi di vivere di amnesie periodiche. Gli ultimi due anni devono rappresentare un patrimonio di riflessione, non una parentesi da cancellare per rendere più agevole la costruzione delle nuove candidature.
Sarebbe opportuno, prima di lanciare nomi e immaginare investiture, interrogarsi seriamente su ciò che non ha funzionato, sulle difficoltà incontrate e sulle ragioni che hanno condotto a determinate situazioni.
Altrimenti rischiamo di assistere all’ennesima rappresentazione di un copione già visto: cambiano gli attori, si aggiornano le locandine, si rinnovano le dichiarazioni d’intenti, ma la trama resta drammaticamente la stessa.
E San Severo, intanto, continua ad aspettare.
Aspetta risposte sui problemi della sicurezza, del lavoro, del degrado urbano, dei servizi, delle infrastrutture, delle politiche sociali e dello sviluppo economico. Aspetta una prospettiva che restituisca fiducia ai cittadini e dignità alla funzione amministrativa.
Non servono candidati costruiti intorno alle convenienze del momento, né figure individuate soltanto perché considerate rassicuranti o facilmente spendibili. Servono persone che abbiano dimostrato, nel proprio percorso politico e amministrativo, di conoscere il peso delle responsabilità pubbliche.
Naturalmente, nessuno possiede la bacchetta magica e nessun amministratore può risolvere da solo problemi che spesso hanno radici profonde. Ma tra non avere la bacchetta magica e non sapere dove cercarla esiste una differenza sostanziale!
La scelta del prossimo sindaco, dunque, non dovrebbe essere il risultato di un accordo tra pochi, di una sommatoria di convenienze o di una gara a individuare il volto più presentabile. Dovrebbe nascere da una discussione seria sulle qualità necessarie per governare la città.
La politica ha il dovere di selezionare, non semplicemente di proporre. Ha il dovere di valutare le esperienze, riconoscere le competenze e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Perché un sindaco non viene eletto per rappresentare soltanto se stesso o la coalizione che lo sostiene. Viene eletto per rappresentare un’intera comunità, anche quella parte della città che non lo ha votato.
E forse è arrivato il momento di ricordare che San Severo non ha bisogno soltanto di qualcuno che voglia diventare sindaco. Ha bisogno di qualcuno che sappia cosa significhi esserlo.
La città non è un laboratorio per esperimenti politici, né un palcoscenico sul quale concedersi il piacere di una candidatura. È una comunità con problemi reali, aspettative legittime e un futuro che non può essere affidato alla speranza che, questa volta, vada meglio.
Perché la speranza è una cosa meravigliosa, ma quando si amministra la cosa pubblica sarebbe preferibile accompagnarla con un po’ di esperienza, qualche competenza e una buona dose di memoria.
Anche perché San Severo ha già dato. E soprattutto ha già visto.
E sarebbe davvero singolare se, dopo tutto quello che è accaduto, qualcuno pensasse che per cambiare il futuro sia sufficiente cambiare il nome sulla scheda elettorale.
Luigi Cavaliere
Luigi Damasco



