San Severo, l’odore di plastica bruciata torna a preoccupare: “Non possiamo rassegnarci”

L’aria irrespirabile avvertita dalla serata di ieri riaccende i timori dei cittadini. L’impiego dei droni da parte delle forze dell’ordine potrebbe aiutare a individuare i responsabili dei roghi e contrastare il fenomeno.
A San Severo non siamo abituati a percepire odori particolarmente forti nell’aria. L’assenza di attività industriali sul territorio, con emissioni capaci di modificare sensibilmente la qualità dell’aria che respiriamo, rende immediatamente riconoscibile qualsiasi anomalia. Quando, dunque, l’aria comincia a puzzare di plastica bruciata, la percezione è immediata. E la preoccupazione cresce. È quello che sta accadendo dalla serata di ieri, quando un odore acre, riconducibile alla combustione di materiale plastico, ha cominciato a farsi sentire in città. Una situazione che solleva interrogativi e che, soprattutto, non può essere liquidata con una semplice scrollata di spalle. Da dove proviene quell’odore? Che cosa viene bruciato? E, soprattutto, chi sta mettendo a rischio la qualità dell’aria e la salute dei cittadini? Domande alle quali occorre dare una risposta. Di fronte a episodi di questo genere, il rischio è quello di abituarsi. Sentire l’odore, lamentarsi sui social, chiudere le finestre e attendere che passi. Una reazione comprensibile, ma che non può diventare l’unica risposta a un fenomeno che potrebbe ripetersi. Se dietro questi episodi vi sono roghi di rifiuti, combustioni illecite o altre attività capaci di produrre emissioni nocive, è necessario individuare le cause e risalire ai responsabili. Non si tratta soltanto di una questione di decoro urbano. La combustione di materiali plastici e di rifiuti può liberare sostanze pericolose, con potenziali conseguenze per l’ambiente e per la salute. E quando l’aria che respiriamo assume un odore insolito e persistente, il problema merita attenzione. Una possibile strada da percorrere potrebbe essere quella dell’utilizzo delle tecnologie di sorveglianza già in dotazione ad alcune forze dell’ordine. I droni, in particolare, potrebbero rappresentare uno strumento utile per monitorare il territorio, soprattutto nelle ore serali e notturne, quando eventuali combustioni illecite potrebbero essere più difficili da individuare attraverso i normali controlli. Un’attività di sorveglianza mirata, condotta nelle aree maggiormente esposte al rischio di abbandono e combustione dei rifiuti, potrebbe consentire di individuare tempestivamente eventuali roghi, documentare le situazioni sospette e fornire elementi utili alle successive attività investigative. Non si tratta di un’ipotesi priva di precedenti. A Bari, proprio per contrastare il fenomeno dei roghi tossici e delle discariche abusive, sono stati utilizzati droni e fototrappole nell’ambito di attività di controllo del territorio. Nel corso di un’operazione, un sorvolo ha consentito di sorprendere una persona mentre incendiava rifiuti, con conseguente denuncia. Secondo alcuni esperti, un’attività di sorveglianza tecnologica mirata potrebbe essere concretamente realizzabile anche sul nostro territorio, con l’obiettivo di individuare le aree interessate dai roghi e, quando possibile, risalire ai responsabili. Una strategia che potrebbe affiancare le segnalazioni dei residenti, i controlli ambientali e gli eventuali accertamenti dell’Arpa, chiamata a verificare la qualità dell’aria e la natura delle emissioni. Perché se qualcuno brucia rifiuti, non è soltanto una questione privata. È un comportamento che coinvolge un’intera comunità. San Severo non può limitarsi a sentire l’odore di plastica bruciata e aspettare che il vento lo porti via. La risposta delle istituzioni non può essere l’indifferenza.
Red.



