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SAN SEVERO: Successo di presenze e attenzioni per il Seminario di Studi Leopardiani.

Ha riscosso un notevole successo di presenze e di attenzioni il Seminario di Studi leopardiani, intitolato “Raggio divino al mio pensiero apparve…” che si è tenuto nell’Auditorium del

 

Teatro Comunale Verdi. La manifestazione è stata organizzata dal Comune di San Severo, dalla Provincia di Foggia, dalla Biblioteca Comunale “Minuziano”, dal Club Unesco di San Severo e dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati. La giornata, dedicata alla memoria di Domenico Cardella, ha visto la partecipazione di studenti degli ultimi anni delle scuole superiori di San Severo, Torremaggiore e Serracapriola, accompagnati dai loro docenti di lettere.

Leopardi è un autore molto amato dai giovani, come hanno confermato anche alcuni sondaggi specialistici, che hanno visto il poeta di Recanati surclassare tutti gli altri personaggi delle lettere italiane. Anche per questo, dunque, l’auditorium era letteralmente gremito in tutti i suoi posti.

Al tavolo, insieme alla dott.ssa Vincenza Cicerale, coordinatrice del settore cultura, e alla dott.ssa Concetta Grimaldi, direttrice della Biblioteca Comunale, c’erano i quattro relatori, ossia il frate cappuccino Luciano Cardella, la dott.ssa. Carmen Antonacci, collaboratrice della “Minuziano”, il prof. Francesco Giuliani, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Foggia e il prof. Sebastiano Valerio, docente di Letteratura italiana all’Università di Foggia. Ha moderato i lavori il dott. Michele Princigallo, Portavoce del Comune di San Severo e presidente del locale Club Unesco, il quale si è soffermato sul ricordo del dott. Benito Mundi, prima promotore e poi presidente sino alla sua scomparsa del Club Unesco San Severo. L’intervento iniziale è stato affidato alla Cicerale, che ha rivolto delle parole di incoraggiamento agli studenti, parlando, tra l’altro, del “suo” Leopardi e dell’importanza di un sentimento quale l’amore, da intendere nelle sue varie accezioni. La direttrice Grimaldi ha invece preannunciato la nascita di una giornata, da tenersi con cadenza annuale, dedicata alla letteratura. Pertanto, ha aggiunto, ci saranno altri incontri di questo genere, con al centro i vari protagonisti della scena nazionale. Inoltre, la Grimaldi ha informato i presenti del fatto che nel sito Internet Culturale sono già consultabili i volumi di Alessandro Minuziano conservati a San Severo. In questo modo sarà possibile farli conoscere ad un pubblico sempre più vasto. E’ intervenuto nel corso della mattinata anche il Sindaco della città, avv. Gianfranco Savino per il saluto della Civica Amministrazione.

Si è poi entrati nel vivo dei lavori, con l’intervento di padre Luciano Cardella, che vive nel convento di padre Pio, a San Giovanni Rotondo, intitolato “In ricordo di Domenico”. Si tratta, per la precisione, di Domenico Cardella, nipote del cappuccino, scomparso tragicamente nel 1991, in un incidente stradale. Uno studente brillante, con i suoi progetti e i suoi sorrisi, la sua voglia di aiutare il prossimo, che frequentava l’ultimo anno del locale Liceo Scientifico, con il quale, però, la sorte è stata matrigna. E’ rimasto, però, il ricordo della sua passione leopardiana, dei suoi interessi culturali, che sono stati rievocati dallo zio, nel suo intenso intervento, nel quale ha fatto pensare alla poesia “A Silvia”, alla ragazza che sognava invano il suo luminoso avvenire. Dopo l’applaudito intervento di padre Luciano, alla presenza del papà di Domenico, Giovanni, è stata la volta della dott.ssa Carmen Antonacci, che si è soffermata su uno dei grandi idilli leopardiani. Il tema, per la precisione, era “La simbologia della luce lunare in Leopardi: il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. La relatrice è partita da una citazione di Italo Calvino, per il quale Leopardi ha tolto il peso alle parole, rendendole più lievi. Leopardi, ha ricordato Antonacci, è stato un uomo dai vivi interessi scientifici, che aveva un desiderio di conoscenza che si estendeva in ogni ambito. Antonacci ha ricordato alcuni passi significativi in cui compare il nostro satellite, poi si è soffermata sul grande idillio richiamato nel titolo, il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”.

E’ stata poi la volta del prof. Francesco Giuliani, che ha parlato de “I colori dei Canti leopardiani”. Il suo intervento è partito dalla proiezione di alcuni francobolli italiani e sammarinesi, che vanno dal 1932 al 1998, dedicati proprio a Leopardi. Essi hanno offerto al relatore la possibilità di parlare della fortuna di Leopardi in Italia e dei suoi ritratti, che risalgono, in sostanza, a due modelli, quello realizzato dal pittore napoletano Domenico Morelli, dopo la morte del poeta, e quello di Luigi Lolli, che risale agli anni Venti dell’Ottocento. Entrambi si ritrovano nei francobolli in questione, che sono dedicati anche ad alcune celebri liriche, come “L’Infinito”, “Il sabato del villaggio”, “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia” e “A Silvia”. Questi francobolli sono colorati, ma Leopardi, in verità, usava pochissimo i colori. Nello Zibaldone, il suo ponderoso quaderno di studi, si legge della sua preferenza per i colori non forti, sfumati, e c’è stato persino chi ha ricordato che Leopardi aveva dei problemi di vista, per cui sarebbe stato poco sensibile ai colori. In realtà, ha evidenziato Giuliani, i colori nelle sue poesie si avvertono, si vedono, con un po’ d’immaginazione, anche se l’autore è molto “avaro” nella scelta dei suoi termini. Il colore che lo tenta di più e che troviamo espresso con una maggiore forza espressiva è l’azzurro, il colore dei “monti azzurri” ricordati nella lirica “Le ricordanze”, del sereno, come si legge ne “Il sabato del villaggio” e ne “La ginestra”. Nella relazione di Giuliani è risuonato spesso il nome di Pascoli, fungendo da ponte ideale alla quarta e ultima relazione, affidata al prof. Sebastiano Valerio, intitolata “Il sacerdote della irreligione. Il dialogo di Giovanni Pascoli con Leopardi”. Valerio è partito dalla necessità di sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni relativi a Leopardi, che viene studiato all’inizio dell’ultimo anno delle superiori per le sue risonanze novecentesche. Certe deformazioni, però, ci impediscono di comprenderlo in profondità, per cui bisogna sempre ritornare ai suoi tempi e alla cultura della sua epoca. Il relatore è poi entrato nel cuore del tema, ricordando che Pascoli si è interessato subito e a più riprese di Leopardi. Nei suo interventi di fine Ottocento, in particolare, Pascoli non manca di criticare il celebre collega, accusandolo di cadere nell’errore dell’indeterminatezza. A proposito del “mazzolin di rose e di viole” del “Sabato del villaggio”, Pascoli, che amava la campagna e ne conosceva tutti gli aspetti, nota che i due fiori non nascono nello stesso periodo, e quindi la “donzelletta” non poteva tenere nella mano un tale mazzolino di fiori. Leopardi resta nel vago, accusa Pascoli, ma questi caratteri della sua produzione oggi sono molto apprezzati. Pascoli gli rivolge delle accuse ingiuste, anche se non manca di ritenerlo un grande poeta, specie per la sua abilità nel cantare la notte, il regno delle tenebre. Di sicuro, l’attualità di Leopardi, ha concluso l’italianista dell’Università di Foggia, consiste proprio nel fatto che ognuno, di fronte ai suoi versi, sente vibrare qualcosa nel proprio animo. Questo significa che la lezione del poeta di Recanati è ancora vitale e preziosa per gli uomini del terzo millennio. Fin qui, dunque, i relatori del Seminario leopardiano, che hanno dimostrato in concreto, con i loro spunti, l’attualità del grande Giacomo, il poeta amato dai giovani.

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