Teatro Verdi, la stagione c’è. E San Severo si interroga: perché non coinvolgere le associazioni?

San Severo, il commissario straordinario approva il cartellone 2026/2027. Una scelta da apprezzare per la continuità dell’offerta culturale, che apre però una riflessione sul coinvolgimento delle realtà associative cittadine.
La cultura non può fermarsi, neppure quando la politica è assente da Palazzo Celestini. È in questa prospettiva che va accolta la decisione del commissario straordinario del Comune di San Severo, Francesco Antonio Cappetta, che ha approvato la programmazione della stagione di prosa 2026/2027 del Teatro comunale Giuseppe Verdi. Sette appuntamenti, tra prosa contemporanea, interpreti conosciuti e proposte di linguaggio teatrale differente, compongono il cartellone realizzato in collaborazione con Puglia Culture. Un’iniziativa che garantisce continuità all’attività del teatro cittadino e mantiene vivo un presidio culturale importante per la comunità. La programmazione prevede cinque spettacoli in abbonamento e due fuori abbonamento, tra cui il concerto di Natale diretto dal maestro Antonello Ciccone. Il costo indicato per la stagione è di 31.175,24 euro a carico del Comune, mentre la spesa complessiva riportata nella deliberazione, comprensiva dei servizi organizzativi, ammonta a 44.057,24 euro. Tra gli aspetti positivi merita attenzione anche la scelta di riservare dieci posti gratuiti per ciascuno spettacolo agli studenti delle classi quinte delle scuole superiori cittadine, con assegnazione a rotazione tra gli istituti. Un’opportunità per avvicinare i giovani al teatro e riconoscere allo spettacolo dal vivo una funzione educativa e sociale, oltre che artistica. Insomma, la stagione di prosa rappresenta un segnale di continuità culturale che San Severo ha interesse a preservare. Il teatro, infatti, non è soltanto un luogo di spettacolo: è uno spazio d’incontro, di crescita civile e di confronto, capace di contribuire alla vitalità della città. Accanto all’apprezzamento per l’iniziativa, tuttavia, si pone una domanda che merita di essere affrontata senza pregiudizi: perché non risulta documentato un confronto con le associazioni culturali del territorio o con la Consulta per la cultura?
La deliberazione attesta il raccordo con Puglia Culture, soggetto con il quale è stata concordata la programmazione. Non dà invece conto di una consultazione delle realtà associative locali, che da anni contribuiscono, con iniziative, competenze e impegno volontario, alla vita culturale di San Severo. Non si tratta di mettere in discussione il valore degli spettacoli scelti, né di sostenere che le associazioni avrebbero dovuto avere l’ultima parola sul cartellone. La questione riguarda piuttosto il metodo: in una città con un tessuto associativo articolato, ascoltare le esperienze presenti sul territorio può aiutare a comprendere meglio i bisogni del pubblico, valorizzare le energie locali e costruire una programmazione ancora più vicina alla comunità. La riflessione acquista particolare significato nell’attuale fase amministrativa. In assenza degli organi politici eletti, il commissario esercita i poteri attribuitigli dalla legge e deve garantire il funzionamento dell’ente. Proprio per questo, il confronto con la società civile può costituire un utile strumento di conoscenza e partecipazione, senza interferire con le responsabilità istituzionali né con le procedure necessarie per affidamenti e contratti. Del resto, lo Statuto del Comune di San Severo riconosce il valore dell’associazionismo e della partecipazione popolare. L’articolo 3 richiama la ricerca della massima partecipazione dei cittadini e delle associazioni del volontariato; gli articoli 58, 59 e 60 contemplano una Consulta per la cultura e disciplinano il ruolo consultivo delle Consulte. L’articolo 61, inoltre, attribuisce alla consultazione collettiva una funzione di orientamento e discussione democratica dei programmi comunali. Queste disposizioni non significano necessariamente che ogni cartellone teatrale debba essere sottoposto a una consultazione preventiva obbligatoria. Rendono però legittimo interrogarsi sull’effettivo funzionamento degli strumenti partecipativi e sulle occasioni in cui potrebbero essere utilizzati.
La stagione 2026/2027 è ormai stata approvata e il pubblico potrà valutarne direttamente la qualità. Ma la riflessione può andare oltre il cartellone e diventare un’occasione per migliorare il rapporto tra istituzioni e mondo culturale. Un incontro aperto alle associazioni, un confronto con gli operatori locali o una consultazione sulle prospettive del Teatro Verdi avrebbero potuto affiancare il lavoro di programmazione già svolto con Puglia Culture. Anche adesso, un momento di ascolto potrebbe contribuire a raccogliere proposte per le iniziative future, senza mettere in discussione gli impegni già assunti. L’obiettivo non è contrapporre le associazioni agli operatori professionali, né alimentare polemiche nei confronti del commissario. È riconoscere che la cultura di una città si costruisce attraverso una pluralità di soggetti: istituzioni, teatri, scuole, artisti, associazioni e cittadini. Apprezzare una stagione teatrale e chiedere più partecipazione non sono posizioni in contrasto. Al contrario, possono rappresentare due aspetti della stessa idea di cultura pubblica: un’offerta artistica di qualità, accompagnata dalla capacità di ascoltare e coinvolgere la comunità. Il Teatro Verdi può continuare a essere un punto di riferimento per San Severo. La sfida, oggi, è fare in modo che intorno al suo palcoscenico non ci sia soltanto un pubblico, ma anche una comunità culturale ascoltata, riconosciuta e coinvolta.
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