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TORINO FILM FESTIVAL: L’UTOPIA DI UN CINEMA SENZA CONFINI

“Un festival caldo e accogliente che tenterà di realizzare in nove giorni l’utopia di un cinema senza confini, dove lo spettacolo e l’intrattenimento popolare abitano nello stesso luogo dei percorsi d’autore, del documentario e del cinema sperimentale; ma anche un Festival 2.0, continuamente connesso e fruibile dagli utenti del web”. Con le parole del nuovo direttore del festival

 

il regista Paolo Virzì si è aperto lo scorso 22 novembre il 31° Torino Film Festival. Sostanzialmente inalterato nella sua identità, creata in oltre trent’anni di ricerca votata al cinema nuovo e alla scoperta delle migliori tendenze contemporanee del cinema indipendente internazionale, il Tff conferma così anche per l’edizione 2013 le abituali sezioni competitive: dal concorso internazionale lungometraggi (vinto l’anno scorso da Shell di Scott Graham) a Tffdoc (in cui nel corso degli anni sono stati premiati autori come João Rui Guerra da Mata e João Pedro Rodrigues, Julien Temple, Ben Russell, Sylvain George, Daniele Gaglianone, Stefano Savona, Alina Marazzi o Gianluca e Massimiliano De Serio) fino a quelle incentrate sui cortometraggi come italiana.corti e Spazio Torino. Serata inaugurale all’Auditorium G. Agnelli, con Virzì ed una madrina piemontese Doc Luciana Littizzetto, irriverente e sempre molto free, anche di fronte ad un pubblico importante; primo film in proiezione Last Vegas di Jon Turteltaub, un coming of age, in cui quattro amici settantenni vanno a Las Vegas per ricordare i vecchi tempi e giorni di gloria. Un interessante cast con Micheal Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman e Kevin Kline.

Il festival (23- 30 novembre) è stato organizzato tra oltre cento incontri e conferenze stampa con i registi, gli attori e i produttori dei film in concorso e di altre sezioni in programma dell’edizione 2013 ieri sera, che si dipana nel corso della giornata a partire dalle conferenze stampa mattutine e che si conclude in sala dopo il secondo spettacolo serale. Sale piene, proiezioni esaurite, file ordinate già dai primissimi giorni, segno di una fortunata partenza del 31° Torino Film Festival e del successo ottenuto dal pubblico, oltre che  dalla schiera di giornalisti e fotografi. In occasione dell’anteprima fuori concorso del film La sedia della felicità (Bibi Film con Rai Cinema), conferimento del Gran Premio Torino al regista padovano Carlo Mazzacurati, a tre anni di distanza dal precedente La Passione , Carlo Mazzacurati è al Torino Film Festival. Protagonisti Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston, presenti nella sala della multisala Reposi, insieme alla troupe del film. La sedia della felicità è ispirato da un paesaggio umano e fisico che conosco bene, il Nordest (Veneto)che pur avendo una sua identità precisa,  riesce a raccontare, come spiega il regista, molto bene anche il resto dell’Italia. Nel film c’è un tesoro nascosto in una sedia, un’estetista e un tatuatore che, dandogli la caccia, si innamorano. E un misterioso prete che incombe su di loro come una minaccia. Dapprima rivali, poi alleati, i tre diventano protagonisti di una rocambolesca avventura che, tra equivoci e colpi di scena, li vedrà lanciati in un inseguimento, dai colli alla pianura, dalla laguna veneta alle cime nevose delle Dolomiti, dove in una sperduta valle vivono un orso e due fratelli. “Una caccia al tesoro stralunata che attraversa un Nordest abitato da una bizzarra umanità, è un impasto tra commedia pazzesca e film sentimentale”, spiega ancora il regista. Diverso invece l’incontro al cinema Massimo con l’attore regista Alessandro Gassman,attualmente impegnato a Torino con lo spettacolo teatrale Enrico III. In collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, l’attore ha partecipato alla presentazione del il documentario “Essere Riccardo e altri” per la regia di  Giancarlo Scarchilli, nel quale si raccontano i retroscena e il lavoro collettivo che sta dietro a un’ambiziosa produzione teatrale.  “Il cinema è figlio del teatro”, spiega Gassman, d’accordo anche con la scelta di Virzì di parlare di teatro in un festival del cinema, quasi come un incontro naturale. Durante la presentazione Alessandro Gassman ha spiegato al pubblico il complesso lavoro che esiste sempre dietro a spettacoli come questi, raccontando anche aneddoti della sua memoria e quella del padre Vittorio, sempre legati al teatro. Un festival dunque quello di Torino di qualità, che si lega a quello di Venezia e di Roma (appena conclusosi), attraverso un concetto esteso del cinema e delle sue sfaccettature da ritrovare nei gusti e negli interessi di quanti hanno affollato in questi giorni le sale cinematografiche. Proiezioni senza confini che danno il giusto peso ad un Paese che ora come non mai ha davvero bisogno di ritrovare la propria identità, nelle sue radici più profonde, quelle legate alla storia del cinema e nelle storie di chi lo fa.

ELISABETTA LEONE

 

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