Sport da combattimento, atto terzo: più chiarezza e trasparenza

Un appello alla trasparenza negli sport da combattimento: verificare qualifiche, affiliazioni e risultati, con particolare attenzione alla sicurezza e alla tutela dei minori. A lanciarlo è un ex dirigente WDKA, che invita famiglie e testate giornalistiche a informarsi prima di presentare titoli e riconoscimenti come ufficiali.
Un appello a famiglie, atleti, tecnici e organi di informazione: verificare qualifiche, affiliazioni, riconoscimenti e risultati prima di presentare un annuncio come un titolo di particolare rilievo. Negli sport da combattimento, in Capitanata come in molte altre realtà, è importante distinguere tra ciò che viene comunicato pubblicamente e ciò che può essere documentato.
Non si tratta di mettere in discussione una singola palestra o un singolo insegnante, ma di promuovere maggiore chiarezza in un settore nel quale sigle, cinture, locandine e titoli possono essere interpretati in modo non sempre univoco.
«Una sigla, una cintura o una locandina non bastano, da sole, a dimostrare il riconoscimento di un’organizzazione, il valore di un titolo o la preparazione di chi insegna. Servono qualifiche verificabili, documenti e risultati consultabili».
Prima la boxe: competenze specifiche e qualifiche adeguate
Un chiarimento particolare riguarda la boxe. La pratica dell’attività pugilistica, soprattutto in ambito sportivo e agonistico, richiede competenze specifiche e titoli coerenti con il ruolo svolto.
Non è sufficiente aver praticato un altro sport da combattimento, possedere una cintura in una disciplina diversa o utilizzare genericamente il titolo di “maestro”. Chi insegna boxe dovrebbe poter dimostrare di possedere una qualifica adeguata e verificabile, rilasciata dall’organismo competente, compresa, ove previsto, quella della Federazione Pugilistica Italiana.
«La boxe ha una storia, una struttura e regole precise. L’esperienza in un’altra disciplina può essere utile, ma non sostituisce automaticamente una formazione specifica. Per insegnare con responsabilità servono competenze adeguate al ruolo e alla disciplina proposta».
Questo vale soprattutto per i corsi rivolti a bambini e ragazzi, dove sicurezza, impostazione tecnica e responsabilità educative assumono un’importanza centrale.
Poi la kickboxing: distinguere federazioni, enti e circuiti
Anche nella kickboxing è necessario distinguere tra federazioni, enti di promozione, associazioni e circuiti privati, italiani o internazionali.
La denominazione di un’organizzazione, da sola, non dimostra un riconoscimento federale né un’equivalenza con un determinato percorso sportivo.
«Ogni realtà può svolgere un lavoro serio e offrire occasioni importanti di pratica e competizione. È però corretto presentarla per ciò che è, indicando con precisione l’organizzazione di riferimento e il contesto nel quale sono stati ottenuti i risultati».
Anche sigle come ISKO e KP dovrebbero essere accompagnate da informazioni chiare sull’organizzazione, sull’attività svolta e sull’eventuale riconoscimento posseduto. Una sigla non equivale automaticamente a una federazione e un titolo deve essere sempre descritto nel suo contesto.
Titoli e risultati: servono informazioni verificabili
Dire “campione italiano” o “campione del mondo” senza specificare organizzazione, disciplina, categoria, regolamento e competizione può creare ambiguità.
Per valutare un risultato sono utili elementi come il numero dei partecipanti, gli incontri disputati, le eventuali fasi di qualificazione, i tabelloni e i risultati ufficiali.
«Un titolo conquistato in un determinato circuito deve essere indicato con il nome di quel circuito. Questo non riduce il valore dell’impegno dell’atleta, ma consente di presentare il risultato in modo corretto e comprensibile».
La trasparenza non serve a sminuire i successi, ma a distinguere percorsi diversi e a riconoscere ogni risultato per ciò che rappresenta.
L’appello alle testate e ai genitori
Prima di pubblicare un titolo sportivo o una qualifica tecnica, sarebbe opportuno verificare le informazioni essenziali: chi organizza la competizione, quale organismo la promuove, dove sono consultabili i risultati e da chi è stata rilasciata la qualifica.
La stessa attenzione è necessaria per le famiglie, soprattutto quando si scelgono corsi destinati a bambini e adolescenti.
«Ai genitori dico: informatevi. Chiedete quale qualifica possiede l’insegnante, chi l’ha rilasciata, per quale disciplina e come può essere verificata. Informatevi inoltre sull’affiliazione della società, sul tesseramento, sull’assicurazione e sulle modalità di lavoro con i minori».
Una cintura di grado elevato o un passato agonistico possono essere elementi significativi, ma non dimostrano da soli la capacità di insegnare. Servono anche competenze tecniche, capacità educative e attenzione alla sicurezza.
In questo ambito è importante verificare anche la presenza, all’interno dell’ASD, del responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni, spesso indicato come safeguarding officer o responsabile safeguarding. Si tratta di una figura prevista nell’organizzazione sportiva per contribuire alla prevenzione e alla gestione di comportamenti lesivi, con particolare attenzione alla tutela dei minori.
Le famiglie dovrebbero quindi chiedere chi ricopre questo incarico, come può essere contattato e quali procedure sono state adottate dall’associazione per prevenire abusi, violenze, molestie e discriminazioni. La presenza del responsabile non deve essere considerata un semplice adempimento formale, ma parte integrante di un sistema di tutela e di sicurezza.
«Quando si affidano bambini e ragazzi a una società sportiva, non basta conoscere il nome dell’istruttore. È necessario sapere quali garanzie offre l’ASD, chi è il referente per la tutela dei minori e a chi rivolgersi in caso di dubbi o segnalazioni».
Il messaggio finale è semplice: qualifiche verificabili, risultati documentati, affiliazioni trasparenti, tutela dei minori e comunicazione responsabile.
Gli sport da combattimento meritano rispetto. Questo rispetto passa anche dalla capacità di distinguere una sigla da una federazione, un titolo di circuito da un titolo federale, la comunicazione promozionale dalla competenza effettivamente dimostrata e una semplice dichiarazione dalla presenza concreta di strumenti di tutela per bambini e ragazzi.



