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A COLLOQUIO CON IL DOTT. GIUSEPPE LOMBARDI. LE NUOVE FRONTIERE NELLA LOTTA AL GLIOBLASTOMA

Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Neuro-oncologia presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, originario di San Giovanni Rotondo

Il glioblastoma rappresenta la più grave forma dei tumori che colpiscono il cervello e negli ultimi tempi la scienza medica ha compiuto significativi passi avanti soprattutto dal punto di vista farmacologico con la sperimentazione di farmaci che cercano di rallentare la recidiva del tumore e aumentano le possibilità di sopravvivenza. Ne parliamo con il dott. Giuseppe Lombardi, originario di San Giovanni Rotondo Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Neuro-oncologia presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, che ci illustra le nuove frontiere nella lotta al glioblastoma.

Dott. Lombardi, cosa ci dicono i più recenti studi sulla lotta contro il glioblastoma?
Negli ultimi anni, la ricerca sul glioblastoma ha compiuto importanti progressi, soprattutto nella comprensione delle sue caratteristiche molecolari. Sappiamo oggi che si tratta di un tumore estremamente eterogeneo, con sottotipi genetici diversi che richiedono approcci terapeutici personalizzati.

Presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, dove dirigo l’Unità Operativa Semplice di Neuro-oncologia, valutiamo ogni anno oltre 700 nuovi pazienti con tumori cerebrali. La presa in carico è garantita da un team multidisciplinare composto da neurochirurghi, oncologi, radioterapisti, neuroradiologi, neurologi, anatomopatologi e specialisti della riabilitazione: un approccio integrato e coordinato, fondamentale per una patologia così complessa.

Siamo anche promotori di studi sperimentali innovativi. Coordiniamo, ad esempio, il primo studio randomizzato al mondo sull’uso del regorafenib, un inibitore delle tirosin-chinasi, in pazienti con meningioma recidivato. A breve partirà anche una sperimentazione clinica che valuterà l’aggiunta della silibina – una sostanza naturale con potenziali proprietà antitumorali – alla terapia standard nei pazienti con prima diagnosi di glioblastoma. Entrambi i protocolli sono stati ideati e vengono gestiti direttamente dal nostro Istituto.

Rispetto al passato, i casi di tumori cerebrali sono in aumento? I campi elettromagnetici rappresentano un rischio per l’insorgenza della neoplasia? E quali sono le fasce d’età più colpite?
I registri epidemiologici mostrano un lieve aumento dell’incidenza dei tumori cerebrali, ma questo è in buona parte legato all’evoluzione delle tecniche diagnostiche, oggi molto più sensibili e precise. Al momento, le evidenze scientifiche disponibili non supportano un nesso causale diretto tra l’esposizione ai campi elettromagnetici – ad esempio quelli emessi da telefoni cellulari o dispositivi elettronici – e l’insorgenza del glioblastoma.

È interessante notare, invece, che proprio i campi elettrici stanno diventando uno strumento terapeutico: dispositivi medici come quelli che impiegano i cosiddetti Tumor Treating Fields (TTF), generano campi elettrici a bassa intensità che interferiscono con la divisione cellulare tumorale. Utilizzati in pazienti selezionati, questi strumenti rappresentano una promettente frontiera della terapia non invasiva.

La fascia d’età più frequentemente colpita dal glioblastoma è quella tra i 55 e i 75 anni, con una lieve prevalenza maschile. Grazie all’elevato numero di casi che trattiamo ogni anno allo IOV, abbiamo una visione aggiornata dell’evoluzione clinica ed epidemiologica di queste patologie.

 

La prevenzione rappresenta un’arma importante contro il glioblastoma?
Diversamente da altre neoplasie, il glioblastoma non ha al momento fattori di rischio ambientali o comportamentali modificabili noti. Questo rende difficile l’attuazione di vere strategie di prevenzione primaria. Tuttavia, è fondamentale riconoscere precocemente eventuali sintomi neurologici persistenti – come cefalea, disturbi del linguaggio o alterazioni motorie – e rivolgersi tempestivamente a uno specialista.

La diagnosi precoce consente di impostare un trattamento rapido e integrato, che può fare la differenza in termini di qualità di vita e di gestione complessiva della malattia.

Quali sono i farmaci più innovativi in questo campo di ricerca? E quali prospettive ci attendono nella lotta contro i tumori cerebrali più aggressivi?
Accanto ai trattamenti standard – chirurgia, radioterapia e temozolomide – sono in fase di sviluppo numerose strategie terapeutiche avanzate. Tra queste, cito i farmaci a bersaglio molecolare, le immunoterapie, i vaccini personalizzati e le terapie cellulari come le CAR-T, che stanno cominciando ad essere sperimentate anche per i tumori cerebrali. Un altro ambito di ricerca molto attivo riguarda l’utilizzo di tecnologie per veicolare i farmaci oltre la barriera ematoencefalica, aumentando l’efficacia terapeutica a livello del tessuto tumorale.

Presso lo IOV, offriamo ai pazienti l’opportunità di accedere a protocolli sperimentali scritti e coordinati da noi, permettendo l’integrazione di terapie innovative già in fase precoce della malattia.

Infine, va sottolineata l’importanza della riabilitazione neuro-cognitiva e motoria, parte integrante del percorso terapeutico. Un intervento riabilitativo precoce e personalizzato migliora l’autonomia, il recupero funzionale e la qualità della vita dei pazienti, anche durante le terapie oncologiche attive.

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