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ALLIANZ CESTISTICA S. SEVERO: “PRIGIONIERI DI UN SOGNO”

di VANNI PELUSO CASSESE

Mi accingo alla tastiera del computer con un’indecisione ancora non risolta. Scrivo o non scrivo? Intendo della CESTISTICA. È ormai da tempo che mi sono ripromesso di evitare di commentare le vicende societarie della nostra squadra del cuore. Perché se scrivo, dico quello che penso. Il non aver timore di scrivere ciò che penso mi deriva da qualche pur modesta competenza e da un’esperienza cinquantennale nel mondo dello sport e del basket in particolare. Accade, però, che quello che dico invece di essere recepito come un input, uno stimolo a far meglio per traguardi sempre più prestigiosi, venga interpretato come critica gratuita. La cosa mi spiace, perché tengo alle sorti dei gialloneri più d’ogni altro. Infatti, forse in pochi sanno che sono stato tra i firmatari dell’Atto Costitutivo dell’originale CESTISTICA SAN SEVERO, che annoverava anche il dr. FRANCESCO RUSSI, l’imp. ALDO CRISTALLI, l’avv. MICHELE LA DONNA, l’imp. ENZO CANNELONGA, il prof. PINUCCIO CHECOLA, il prof. OBERDAN MARCHEGIANI e UGO DI NONNO, a questi bisogna riconoscere il merito di aver avviato la favola del basket sanseverese. Va bè, allora scrivo… e scrivo ciò che penso. La prima riflessione fluisce dalla tastiera che ho davanti, quasi senza sfiorarne i tasti, tanto è lapalissiana. È tempo, ormai, che la CESTISTICA trovi posto tra le elette del basket nazionale, almeno in ‘A2’. Perché? Perché come ha scritto il biografo di WALTER MAGNIFICO, MARCO TAROZZI, il basket a San Severo è… una religione. Perché vantiamo un Palasport che non tutte le Società di ‘A’ possono vantare. Perché abbiamo un pubblico che l’Italia ci invidia. E poi perché possiamo far affidamento, già da alcuni anni, su risorse economiche mica male, grazie al coinvolgimento di buona parte dell’imprenditoria locale. Pertanto, siamo in possesso dei parametri fondamentali necessari a poter sedere al tavolo delle Società più titolate!  Ed allora cosa manca perché questo sogno s’avveri? Non è mica una mia intuizione che ciò che serve è l’ufficializzazione prevista dalle norme sportive della Federbasket. Cioè, vincere contro le concorrenti che mirano allo stesso obiettivo. È vero, ci si può arrivare anche grazie a un ripescaggio o acquistando il titolo di un’altra Società, ma questa è un’altra storia, che tra l’altro già conosciamo. Saper progettare il conseguimento di questo traguardo è compito della dirigenza societaria. Personalmente riconosco agli attuali dirigenti oltre il meritorio proprio impegno economico anche quello di aver saputo coinvolgere tantissimi altri imprenditori e credo non sia stata cosa semplice per i tempi che corriamo. Attribuisco loro il merito di aver provveduto a strutturare adeguatamente l’area logistica. Ed anche, dopo tante sollecitazioni o, se vogliamo… critiche, di aver riorganizzato il settore giovanile, vanto della nostra pallacanestro nei decenni andati. Tuttavia, non posso esimermi dal denunciare la stessa dirigenza per non aver voluto, nonostante le ripetute imbeccate, dare un’adeguata organizzazione all’area tecnico-sportiva. È come se un’azienda, ed una Società Sportiva lo è, non curasse l’aspetto tecnologico del prodotto che produce o commercializza. Se andiamo a leggere la composizione del direttivo societario della CESTISTICA, senza nulla voler togliere alla straordinaria volontà di far bene dei suoi componenti, è facile rilevare l’assenza, non dico di un professionista del settore sportivo, ma anche solo di un… rodato di basket o, comunque, di sport in genere. Eppure, a certi livelli, è necessaria la presenza di chi conosca le problematiche delle dinamiche che sono proprie dello sport di squadra e dell’attività agonistica, delle dinamiche che emergono dalla vita dei gruppi, di programmazione e pianificazione del progetto, della capacità di relazionarsi e confrontarsi su argomenti professionali con il proprio staff di allenatori e preparatori. In altre parole di chi incaricato di impostare e condurre il programma che viene indicato dalla Società, abbia le necessarie competenze in tale ambito. Infatti, non è certamente bastevole avere nella propria rubrica i numeri di cellulare di alcuni allenatori o di procuratori ai quali chiedere giocatori per assemblare la squadra. Bisogna saper individuare il coach che sia funzionale al progetto societario. Ma anche i giocatori che siano funzionali alla filosofia di gioco dell’allenatore. Invero, se ormai son tre anni che il traguardo promozione sfugge nelle battute finali delle contemplate contese agonistiche, bisogna pur analizzarne i motivi. Cambia l’allenatore, cambiano i giocatori, cambiano anche gli avversari, ma il risultato è sempre lo stesso, non riusciamo ad occupare uno dei tre posti utili ad essere promossi. Eppure le Società che, invece, son riuscite nell’intento sono di piccole cittadine quali Orzinuovi, Cento, Montegranaro, Cassino, o Pescara che pur è giunta quarta nella regular season, e che noi abbiamo superato in classifica di ben 16 punti. Questo per dire che non ci siamo confrontati con realtà dal consolidato blasone cestistico come Pesaro, Varese, Bologna, Cantù, perché in questo caso avremmo avuto ben qualche scusante se fossimo stati battuti da loro. Qualcuno parla di sfortuna. Bè, se allora questa Società è così tanto sfortunata, sarebbe bene che i suoi rappresentanti portino la sfortuna da qualche altra parte. Io, invece, la penso diversamente. Non è difficile, da una semplice analisi di episodi e notizie, affermare come qualche dirigente ha peccato un po’ di presunzione, pensando di essere tuttologo o credendo di poter trasferire impunemente le proprie capacità professionali pure in ambito sportivo. È come se io mi improvvisassi imprenditore. Fallirei dopo pochi giorni, se non chiamassi subito, oltre allo staff di tecnici specializzati nella realizzazione del prodotto, anche chi abbia la capacità di dirigerli verso il progetto aziendale programmato, o anche non mi affidassi alla competenza di un responsabile commerciale navigato. Nelle Società Sportive, anche quando sono assicurate le presenze del miglior allenatore e del più famoso responsabile dell’area tecnica, accade che a volte si fallisca… il bersaglio, per le tante componenti che concorrono all’imprevedibilità dei risultati agonistici. Se poi quest’area dirigenziale non è presidiata per niente come succede nella CESTISTICA, non basta un allenatore per quanto bravo e al quale demandare tutto. In ogni Società Sportiva è necessaria una figura tecnica che abbia una percezione d’assieme e sia in grado di rapportare all’obiettivo le varie componenti che possono contribuire al successo finale. Mi riferisco a quelle psicologiche, motivazionali, relazionali, tecniche, atletiche, metodologiche, di periodizzazione, di interpretazione della match analysis, di coaching. Che senso ha fare ora un processo all’allenatore? Lui si sarebbe trovato molto più a suo agio se avesse potuto mettere in campo le peculiarità che fanno parte del suo… equipaggiamento professionale. In particolare la capacità di guidare squadre formate da giovani (vedi Pescara di qualche anno fa), mentre il nostro team comprende: REZZANO anni 37, STANIC anni 35, RUGGIERO anni 39, DI DONATO anni 27, ANTONELLI anni 31, SCARPONI anni 33, SODERO anni 26. Inoltre, è del tutto evidente, come già successo l’anno scorso ed ancora quest’anno in Coppa Italia, che la squadra non scende in campo preparata mentalmente e tatticamente a sostenere una battaglia, né è stata in grado di reggere l’urto emotivo degli impegni decisivi. Ecco, dunque, che alle accorate lettere aperte scritte nell’immediato post Montecatini, dal Sindaco MIGLIO e dall’Assessore DEL SORDO, sentimentalmente ineccepibili, andava aggiunta un’analisi più specialistica perché una delusione possa poi trasformarsi, come loro dicono, in rosea aspettativa, qual è quella di ritrovarsi finalmente in serie ‘A’. Se non si vuol ancora rimanere… prigionieri di un sogno. E così, ancora una volta, sono i NERI PER SEMPRE, come accade in tutti i momenti topici del basket cittadino, a proporre la giusta via da percorrere e questo malgrado, già da anni, gli attori che hanno fatto grande la CESTISTICA avrebbero voluto fare qualcosa per la Società, ma non gli è stato consentito.

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