BIOMETANO A SAN SEVERO: L’ENERGIA SI PRODUCE QUI, MA CHI ASCOLTA LA CITTÀ?

Europa Verde chiede chiarezza sugli impianti, sugli effetti complessivi per il territorio e sulle compensazioni destinate alla comunità in un pubblico confronto.
Ci viene raccontato che il biometano trasforma ciò che resta delle attività agricole e degli allevamenti in energia pulita. Presentato così, sembrerebbe una soluzione capace di mettere tutti d’accordo: meno scarti, più energia, nuove opportunità economiche.
Ma le domande cominciano proprio dove finisce la presentazione del progetto. Da dove arriveranno le materie da trattare? Quanti camion attraverseranno le nostre strade? Come saranno gestiti gli odori e i residui della lavorazione? Chi controllerà e chi pagherà se qualcosa non funzionerà come previsto?
Domande semplici, alle quali i cittadini di San Severo hanno diritto di ricevere risposte altrettanto chiare.
Il nostro territorio conosce bene il peso delle infrastrutture energetiche. Tra impianti eolici, fotovoltaici, agro-voltaici, centrali e nuovi progetti, la Capitanata è chiamata da anni a dare un contributo rilevante alla produzione di energia. Nel frattempo continua a essere una terra agricola, fatta di grano, vigneti, oliveti, ortaggi e imprese che vivono della qualità delle loro produzioni.
Quanto può ancora sopportare questo territorio? Chi ha il compito di valutare l’effetto d’insieme delle scelte già compiute e di quelle in arrivo? E soprattutto: quando è stata chiamata la città a discuterne?
Due progetti, una richiesta di chiarezza
Le notizie riguardano almeno due distinti progetti di biometano: HUMINA 3 e quello proposto dalla società La Felce, in contrada Motta del Lupo, nella zona ASI. I documenti che abbiamo esaminato indicano per entrambi una capacità di 500 metri cubi standard di biometano all’ora, ma riportano proponenti e localizzazioni differenti.
Chiediamo al Comune di rendere pubblico un quadro comprensibile dei singoli impianti: dove si trovano, a che punto sono i lavori, quali autorizzazioni hanno ottenuto, quali prescrizioni devono rispettare e quali controlli sono previsti.
Le pratiche risultano pubblicate attraverso gli strumenti amministrativi. Tuttavia, un cittadino che non conosce il linguaggio delle determine e delle procedure autorizzative difficilmente può capire, dalla sola lettura di un bollettino, cosa stia cambiando vicino a casa o alla propria azienda. Su decisioni che incidono sul territorio serve un’informazione accessibile e un confronto aperto.
Dal biogas al biometano: cosa accade nell’impianto?
Il processo parte dalla digestione di materiale organico in assenza di ossigeno. Si ottiene così il biogas, una miscela che contiene soprattutto metano e anidride carbonica. Il biogas può essere utilizzato per produrre elettricità e calore oppure essere trattato per ottenere biometano, da immettere nella rete del gas.
La tecnologia può offrire vantaggi. Ma quei vantaggi non cancellano le domande sulla gestione quotidiana dell’impianto. Un progetto va valutato per le materie che riceve, per come le conserva e le lavora, per ciò che produce e per i controlli che sarà possibile effettuare nel tempo.
Per esempio, l’impiego di sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici non va confuso automaticamente con il trattamento dei rifiuti urbani. Per il progetto La Felce, il parere ASI richiamato nella determina esclude espressamente l’alimentazione con matrici organiche classificate come rifiuti. Chiediamo che siano pubblicate le tipologie e le quantità autorizzate e che si spieghi come sarà controllato ciò che entra nell’impianto.
Odori, camion, acque e digestato: le domande dei cittadini
Le preoccupazioni più immediate riguardano spesso gli odori. Il conferimento e lo stoccaggio di alcune biomasse possono produrre emissioni odorigene, a seconda dei materiali utilizzati e di come vengono gestiti.
Quali strutture saranno coperte? Come avverranno scarico e movimentazione? Sono previsti sistemi di aspirazione e trattamento dell’aria? Quali controlli saranno effettuati durante il normale funzionamento e in caso di guasti? Ai residenti interessa sapere anche a chi rivolgersi se dovessero avvertire odori persistenti e quali tempi siano previsti per le verifiche.
Poi ci sono i trasporti. Un impianto deve ricevere materie in ingresso e gestire i materiali in uscita. Questo significa mezzi sulle strade, con effetti che dipendono dalle quantità, dai percorsi e dagli orari. Chiediamo di conoscere il numero di camion previsto, la provenienza delle biomasse, le strade interessate e le eventuali misure per limitare disagi, rumore e interferenze con la circolazione agricola e urbana.
Resta infine il digestato, il materiale che rimane dopo la digestione. Può essere destinato a impieghi agronomici o sottoposto a ulteriori trattamenti, secondo le caratteristiche e le condizioni previste. Non basta chiamarlo fertilizzante per risolvere ogni questione: occorre sapere quanto se ne produrrà, dove sarà conservato, su quali terreni sarà eventualmente utilizzato e con quali controlli sui nutrienti.
Vasche, piazzali, acque di lavaggio e acque meteoriche devono essere gestiti in modo da prevenire sversamenti e proteggere il suolo e la falda. Chiediamo inoltre dati sulle emissioni, sulle possibili perdite di metano, sui presidi antincendio e sulle procedure previste per le emergenze.
Nessuna di queste domande equivale a sostenere che un danno sia già avvenuto. Significa pretendere che prevenzione e controllo siano dimostrabili, prima che rassicuranti.
Gli assensi e le verifiche da chiarire
Per l’impianto proposto da La Felce, la determina comunale n. 12 del 15 gennaio 2025 conclude positivamente la conferenza dei servizi svolta in modalità asincrona. Il provvedimento dichiara acquisiti gli assensi di ARPA Puglia e del servizio di igiene pubblica perché i due enti non avevano espresso la propria posizione entro i termini della conferenza.
La legge disciplina anche questa forma di conclusione del procedimento. Ma il silenzio amministrativo non racconta ai cittadini quali verifiche siano state svolte nel concreto. Chiediamo perciò di conoscere quali valutazioni ambientali e sanitarie siano state eventualmente acquisite anche in seguito, quali prescrizioni siano state impartite e quale piano di controllo sia previsto.
La stessa determina vincola l’inizio dei lavori all’acquisizione dell’Autorizzazione Unica Ambientale, al rispetto delle prescrizioni ASI e alla sottoscrizione di una convenzione con il Comune sulle compensazioni. Chiediamo che sia resa pubblica la documentazione che dimostra l’adempimento di queste condizioni, insieme alla comunicazione di inizio lavori e ai suoi allegati.
Compensazioni: quanto spetta e a chi servirà?
Nel provvedimento relativo a La Felce si richiama una convenzione sulle misure di compensazione, indicando il 3% del valore commerciale del gas secondo la formulazione riportata nell’atto.
La convenzione è stata firmata? Se sì, quando, da chi e con quali contenuti? Qual è il metodo di calcolo, quale la durata dell’impegno e quale la destinazione prevista? Esistono somme già versate o rendicontazioni? E quali obblighi distinti sono stati assunti nei confronti del Consorzio ASI?
Sono domande che meritano documenti, non risposte generiche. Oggi gli atti esaminati non consentono di quantificare con certezza l’importo né di stabilire come sarà utilizzato. Chiediamo dunque al Comune e all’ASI di pubblicare le convenzioni, gli eventuali versamenti e le decisioni sulla destinazione delle risorse.
I benefici per la collettività devono essere riconoscibili e verificabili. Ma nessuna compensazione può sostituire la prevenzione degli impatti e il rispetto delle prescrizioni ambientali.
Il territorio non è una somma di pratiche separate
Il problema non riguarda solo un impianto. Un Comune può esaminare un progetto alla volta, ma i cittadini vivono nello stesso territorio tutti gli effetti che si accumulano: trasformazione dei luoghi, viabilità, infrastrutture, attività produttive, emissioni e pressione sulle risorse.
San Severo conosce anche problemi di abbandono di rifiuti e aree degradate, che attendono risposte e controlli. Non sarebbe corretto attribuirli agli impianti di biometano. Sarebbe però altrettanto sbagliato ignorare che ogni nuova attività si inserisce in un territorio che ha già le proprie criticità.
Per questo chiediamo una ricognizione degli impianti esistenti, autorizzati e in progetto e una valutazione leggibile dei loro possibili effetti cumulativi, tenendo conto delle caratteristiche di ciascuna attività. E chiediamo che Regione, Provincia, Comune ed enti di controllo spieghino alla popolazione quali verifiche siano già state svolte e quali ulteriori approfondimenti ritengano necessari.
Le mobilitazioni a San Paolo di Civitate e Serracapriola dimostrano che queste preoccupazioni attraversano l’Alto Tavoliere. Sono comunità che chiedono di conoscere e discutere ciò che può cambiare il loro territorio.
La politica torni a fare la sua parte
Come Europa Verde chiediamo al Commissario straordinario di organizzare un incontro pubblico con i cittadini, gli enti competenti e i proponenti, preceduto dalla pubblicazione dei documenti necessari a comprendere i progetti.
Resta una domanda che riguarda la politica locale: quale idea di territorio guida queste scelte? Dagli atti esaminati non si riconosce una programmazione complessiva degli insediamenti energetici, né risultano chiari gli indirizzi con cui la politica abbia orientato l’attività degli uffici comunali, nel rispetto delle rispettive competenze.
Le procedure avanzano e gli investimenti prendono forma. La città, intanto, aspetta di sapere quali conseguenze possano ricadere sull’ambiente, sull’agricoltura, sulla viabilità, sull’economia locale e sulla qualità della vita.
San Severo non può limitarsi a ospitare impianti e a scoprirne i dettagli quando le decisioni sono già state prese. Ha diritto di conoscere, discutere e chiedere conto di scelte che riguardano il suo futuro.
EUROPA VERDE – VERDI SAN SEVERO



