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EPISODI LOCALI DELLA 2^ GUERRA MONDIALE DALLE RICERCHE DELL’ING. CESARE DI LEMBO

SETTEMBRE 1943 – SCONTRI A FUOCO NEL TERRITORIO DI SAN SEVERO— Nel settembre 1943, la svolta alla guerra che seguì l’armistizio, proiettò improvvisamente SAN SEVERO negli eventi bellici. Nel primo pomeriggio del giorno 8 fu reso pubblico che i militari italiani dovevano cessare le ostilità contro le forze anglo-americane, ma dovevano reagire ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. Dal primo mattino del 9, occuparono la stazione ferroviaria. Siccome il territorio di San Severo era la porta nord dell’importante area aeroportuale tedesca della piana di Foggia, i tedeschi si attivarono subito e con decisione per prenderne possesso (in un’epoca in cui i traffici terrestri si svolgevano soprattutto per ferrovia) e cercarono di disarmare le unità del Regio Esercito Italiano ormai non più alleato ma potenziale nemico. Iniziarono dalla piccola caserma di corso Vittorio Emanuele, dove poco meno di 20 militari, armati solo di fucili e bombe a mano, si opposero alle richieste dei tedeschi per un paio d’ore, ma poi riuscirono a dileguarsi senza danni, al sopraggiungere di forze soverchianti. Tracce dello scontro sono ancora presenti sulla facciata del fabbricato.

  • La prima tradotta, che trasportava la 58° Compagnia cannoni 47/32, con solo 6 cannoni non si sa se autoportata o someggiata (la consistenza originaria aveva 8 cannoni: se autoportata con una forza di oltre 220 militari, 4 autocarri leggeri e 9 pesanti [div. Sfozesca]; se someggiata con una forza di oltre 330 militari e 80 muli [div. Vicenza]), fu però poi bloccata alla stazione di Rignano Garganico dalle soverchianti forze terrestri ed aeree che i tedeschi riuscirono a concentrarvi. Non furono altrettanto fortunate due tradotte destinate a rinforzare le difese italiane in Puglia: forse di 20 vagoni e ciascuna con un reparto della Divisione alpina Legnano ben attrezzato e motivato. Partite da Bologna il giorno prima, si trovarono a passare il 9 settembre dalla stazione di San Severo, dove si opposero con fermezza ai tentativi delle truppe tedesche di disarmarle e riuscirono a riprendere il viaggio verso Foggia in piena efficienza.
  • La seconda tradotta, che trasportava la 68a Batteria d’accompagnamento someggiabile con 4 obici da 65/17 (che di regola comprendeva 5 ufficiali, 6 sott’ufficiali, 163 soldati, 73 quadrupedi quasi tutti muli ed altro), fu invece mitragliata e bombardata pesantemente nei pressi della piccola fermata ferroviaria di Triolo, poi soppressa. L’unica fonte ufficiale, cioè un volume pubblicato dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, riporta che la prima tradotta patì un morto e 4 feriti, la seconda 12 morti e quaranta feriti. Alcune testimonianze non documentate parlerebbero di perdite molto maggiori, ma nulla si sa di dove furono trasportati i morti, né dove furono ricoverati i feriti, ma soprattutto quali furono i nomi degli ufficiali e dei soldati coinvolti e le conseguenze che patirono i superstiti degli attacchi. Dopo che si è saputo con ritardo ciò che capitò a Cefalonia, si vorrebbe conoscere la sorte di tutti questi militari italiani, che reagirono.Il 29 febbraio del 1943, lo stesso giorno in cui fu firmato a Malta l’armistizio da EISENHOWER e BADOGLIO, in San Severo avvenne un altro fatto più unico che raro: le solenni esequie tributate dignitosamente dalla Città di San Severoai quattro militari inglesi delle prime avanguardie dell’Ottava Armata, caduti il giorno 27 in un’imboscata alle porte della città. Il grosso delle truppe britanniche, con poca benzina, tardò a riprendere l’avanzata; un cittadino di San Severo (il noto corridore ciclista FRANCESCO PAOLO SARDELLA, ndr) andò in bicicletta a Foggia per annunciare che i tedeschi non c’erano più. Gli inglesi appena arrivati trovarono i corpi dei loro poveri commilitoni, caduti da 2 giorni, composti nella Cattedrale e, riconoscenti per lo spontaneo tributo della città, parteciparono in forma ufficiale al funerale e quindi alla solenne sepoltura in cimitero, seguiti da una folla commossa ed incurante dei pericoli.

CONCLUSIONI DELLA RELAZIONE — E’ questa in estrema sintesi la lucida e documentata relazione dell’ing CESARE DI LEMBO (nella foto) esposta, con proiezioni di immagini anche inedite, il 29 settembre scorso nella Biblioteca Comunale di San Severo; la manifestazione storico-culturale è stata organizzata dall’ARCHEOCLUB locale. Sono state mostrate anche alcune foto dal volume “I GRUPPI DI COMBATTIMENTO” edito in Roma nel 2010, come 1a ristampa della 2^ Edizione (1973)–Descrizione fatti e fotografie nel sito inglese del National ArmyMuseum, http://www.nam.ac.uk/online-collection/. A San Severo e suoi dintorni il 9 settembre 1943 unità del Regio Esercito si opposero certamente e fermamente a unità tedesche che cercavano di disarmarle. Molto importante fu la reazione di due reparti della Divisione Legnano, trasportate in due tradotte dirette a Brindisi, che nella stazione di San Severo si opposero con forza ai tentativi dei tedeschi di disarmarle. Purtroppo però, prima di arrivare a Foggia, furono bloccate in due piccole stazioni da soverchianti truppe tedesche, che impiegarono anche aerei delle vicine basi della Luftwaffe, che le bombarono provocando morti e feriti. Su questo evento c’è però ancora molto da approfondire.

  1. — Si potrebbero conoscere le unità tedesche intervenute e con quali modalità ed effetti, nonché le loro eventuali perdite. Il periodo era sicuramente convulso per i militari tedeschi e non è certo che tutto sia stato sempre registrato con precisione, ma si potrebbe provare ad approfondire.
  2. — Si potrebbe verificare se e come arrivarono, qualche giorno dopo il 9 settembre 1943, ed in quali vicine stazioni i resti del treno colpito, cosa ne fu dei corpi dei poveri militari italiani morti, dei feriti e soprattutto degli altri militari italiani catturati e magari anche dove finirono i muli morti.
  3. — Si potrebbe indagare se in quei giorni vi furono militari italiani e tedeschi ricoverati negli ospedali del luogo o se vi furono loro eventuali sepolture nei cimiteri locali. Se vi furono fucilazioni o deportazioni dei militari di quelle unità, come avvenne a Cefalonia.

Si spera che in un futuro più ricco di informazioni si possano ricordare degnamente i soldati italiani morti, feriti o sottoposti a deportazioni o addirittura a decimazioni, per aver adempiuto al proprio dovere in un momento tanto difficile e che si possa dedicare loro almeno una lapide, come già fatto in città sulla Caserma di corso Vittorio Emanuele (alcune straordinarie immagini d’epoca, come detto, sono state proiettate durante l’ottima conferenzadell’ing. DI LEMBO dei giorni scorsi,organizzata dal nostro benemerito ARCHEOCLUB).

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