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IL NUOVO COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINIERI DETTA LE STRATEGIE PER ARGINARE LA CRIMINALITA’ DI CAPITANATA

Il Colonnello MARCO AQUILIO è da due mesi il nuovo comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Capitanata. Nato a Roma il 23 dicembre 1970, AQUILIO ha intrapreso la carriera militare nel 1990 frequentando i corsi dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione di Roma. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza” e in “Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna” presso l’Università di Roma-Tor Vergata. Da tenente e capitano ha comandato le compagnie carabinieri di San Bartolomeo in Galdo (BN), Montesilvano (PE) e Chieti. Ha partecipato a tre diverse missioni di pace all’estero. Da ufficiale superiore ha comandato i Nuclei Investigativi dei Comandi di Messina e poi di Frascati. Da circa due mesi è alla guida del Comando provinciale dei carabinieri di Foggia ed ha avuto modo di confrontarsi con le criticità di una realtà tanto variegata quanto complessa.Come premesso al momento del suo insediamento, il 46ennecol. AQUILIO sta impostando il lavoro dei suoi uomini “attraverso una proiezione capillare sul territorio e nuovi orientamenti degli assetti investigativi, in continuità con quanto effettuato da chi mi ha preceduto. Quello foggiano è un territorio vasto e diviso in più sacche di criminalità. Parliamo di fenomenologie affatto uniformi: dall’agro ofantino al Gargano, fino ad inoltrarci nell’entroterra del Subappennino ci troviamo di fronte a fenomenologie criminali profondamente differenti. Così come a Foggia, dove la guerra in atto tra organizzazioni criminali, clan ben delineati e radicati sul territorio, sta generando grossi attriti che hanno portato ad agguati e ferimenti, anche mortali.La triangolazione che si ripropone ciclicamente sul territorio è sempre la stessa: Foggia con i focolai sempre vivi della guerra di mala, Cerignola con una criminalità sempre più sfrontata e sfacciata e SAN SEVERO CHE POTREMMO DEFINIRE UNA ‘BOMBA AD OROLOGERIA’ PRONTA A DEFLAGRARE QUANDO MENO SE LO ASPETTA. Tre situazioni completamente differenti…PER QUANTO RIGUARDA LA ‘BOMBA AD OROLOGERIA’ DI SAN SEVERO FACCIAMO RIFERIMENTO AD UNA PROBLEMATICA CHE AFFONDA LE SUE RADICI NEL SOCIALE. GLI OMICIDI MESSI A SEGNO DI RECENTE, NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON CONTESTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA MA FANNO RIFERIMENTO AD UN CONTESTO DI DEGRADO SOCIALE. Parliamo di fenomeni diversi che incidono pesantemente sul territorio e sulla percezione di sicurezza dei cittadini.Nel Foggiano, c’è una piaga vecchia, sedimentata e mai sanata: è quella relativa alla pratica delle estorsioni – il cosiddetto ‘pizzo’ – che si porta dietro un sottobosco di reati ad essa connessi: la bomba, l’incendio dell’autovettura, l’intimidazione, il danneggiamento… Ho trovato nei Cittadini non omertà ma ritrosia o paura. Ad essere sincero, ho trovato molta diffidenza, a volte troppa. Si ha paura a collaborare, ma anche solo a parlare. Gli appelli sono stati tanti e anche io, all’indomani del mio arrivo, ho incontrato numerose associazioni cui ho dato la massima disponibilità. Due mesi è un lasso di tempo troppo per breve per raccogliere risultati, ma indubbiamente c’è molta paura che è da sempre la base su cui attecchiscono fenomeni mafiosi e criminali in genere. Danneggiamenti, atti dinamitardi, incendi sono i ‘reati spia’ che colpiscono maggiormente la categoria dei commercianti e piccoli imprenditori. I più vessati dalla criminalità. Ma con le associazioni c’è un dialogo proficuo. Indubbiamente la sede più giusta per questo tipo di dialogo è il Comitato provinciale dove si affrontano temi molto importanti in un’ottica di collaborazione istituzionale ed interistituzionale. E’ prematuro dire in che fase si trovino ora queste progettualità. Ci troviamo di fronte ad un discorso tanto ampio quanto complesso, che investe in pieno il sociale. Certamente non addosserei la croce solo sulla società foggiana: sono fenomeni che avvengono in tutto il territorio nazionale. E di contro, ci sono tanti foggiani che tengono alla legalità e alle istituzioni. Però è indubbio che bisogna lavorare su questa gradualità di fenomeni criminali: quando una persona ritiene di farsi giustizia in questo modo sta creando terreno fertile per fenomeni criminali più strutturati”.

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