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IL RIBELLISMO INNATO DI SAN SEVERO SOVRASTA OGNI AMMINISTRAZIONE

di Enzo Verrengia – giornalista culturale de “La Gazzetta del Mezzogiorno”

I problemi che affliggono San Severo non sono imputabili a specifiche amministrazioni. Dipendono dalla natura del posto. Il ribellismo innato non è mai stato messo sotto controllo da nessuna parte politica. Anzi, i partiti di massa l’hanno assecondato per ottenere consenso. La città è divenuta moderna senza sviluppo, come dichiarò anni fa un intellettuale del posto. Cioè ha beneficiato del progresso senza evolversi sul piano civile.  L’aumento del traffico automobilistico, la cementificazione del territorio, l’accesso alle nuove tecnologie lasciano l’arretratezza. Il sottoproletariato ha occupato gli spazi della borghesia mercantile, professionale e rurale che nel passato aveva fatto di San Severo il centro più importante della Capitanata, con un retaggio di gran lunga superiore persino a quello del capoluogo. Ne è risultata una classe amministrativa che si è riprodotta garantendo posti senza inculcare l’etica del lavoro. Gli stipendi fissi sono così divenuti solo redditi parassitari, non fonti di una solidità da cui partire per progetti di crescita umana. L’inefficienza dei servizi, l’ignoranza diffusa, il dialetto parlato in alcuni uffici pubblici, la maleducazione, il vandalismo, la criminalità orizzontale, cioè sotterranea anche quando non si esprime in reati veri e propri, nascono da tutto questo.

Oggi, una classe di persone con proprie attività vive in nicchie separate. Senza possibilità di dare il proprio contributo alla rinascita del territorio. Perché chi voterebbe un programma veramente antipopolare, fatto di rigore, di legalità effettiva, di fisco implacabile e di raffinatezza nel presentare l’immagine di San Severo?

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