Prima pagina

In occasione del 25 aprile, giornata della Liberazione, il maestro Davide dell’Oglio, ha dedicato una poesia al partigiano sanseverese fucilato dai nazisti a Torino: Ugo Amedeo Salvitto.

Il maestro Davide dell’Oglio, già docente al Conservatorio “Piccinni” di Bari, oggi al “Giordano” di Foggia, nella sede distaccata di Rodi Garganico, in occasione del 25 aprile, giornata della Liberazione, ha dedicato una poesia in vernacolo dal sapore antico ma sempre attuale, alla memoria dell’unico, forse, partigiano sanseverese caduto sul campo di battaglia. Sulla lapide di Pian del Lot, situata tra le colline torinesi in località “La Maddalena”, tra gli altri nomi dei resistenti della Brigata Garibaldi giustiziati il 2 aprile 1944, si trova il nome di un manovale di San Severo, un ragazzo non ancora ventenne come la gran parte dei giovani i cui nomi compaiono in quell’elenco di 27 fucilati dai nazisti:Ugo Amedeo Salvitto.Nella banca dati del Partigianato Piemontese, sulla scheda ID 78057, codice VC 14063, tra l’altro, si legge: Ugo Amedeo Salvitto: data di nascita 01.04.1924; comune di nascita San Severo (Foggia); nome di battaglia “Max”; caduto il 02.04.1944; causa della morte,“fucilazione”. Una storia da libro “Cuore”, quella del ragazzo Sanseverese. Ma anche la sua riscoperta è da pagine tipiche del romanzo di Edmondo De Amicis. “A San Severo, in quei primi mesi del ‘44 erano già arrivati gli Alleati e il giovane Salvitto, sarebbe potuto restare a casa con la sua famiglia – ha esordito Davide dell’Oglio –Invece, spinto dai suoi genuini ideali di libertà e di patriota se n’è andato a Torino, a combattere, per darci tutte le garanzie democratiche che oggi abbiamo ereditato e che vanno difese. Dopo qualche azione con i suoi compagni della ‘Garibaldi’, Ugo Amedeo Salvitto è stato catturato e condotto nel carcere torinese ‘Le Nuove’. Frattanto, altri partigiani sulle colline di Torino uccidono il caporale tedesco Walter Wohlfahrt. Da parte dei nazisti c’è l’immediata rappresaglia e 27 partigiani presi dal carcere vengono condotti a Pian de Lot e fucilati. Il suo corpo riposa nel ‘Campo della Gloria’, l’ala del cimitero di Torino dedicata ai partigiani”. Non è più tornato a San Severo, Ugo Amedeo Salvitto, donando sé stesso, fulgido esempio di altruismo, ha dato la libertà agli altri e qualcuno ha notato le sue generalità su una lapide di marmo. Ancora, Davide dell’Oglio: “Il tempo stava cancellando il nome, la storia, l’eroismo di questo concittadino fino a quando il capo della Polizia Municipale di Torino, Alfredo dell’Oglio,mio fratello, appassionato di musica, suonando a Pian del Lot con la banda dei Vigili Urbani del capoluogo piemontese, in occasione del 25 aprile di alcuni anni fa notava la lapide col nome e la provenienza del caduto: San Severo. Qualcosa si era accesa in mio fratello tanto da coinvolgere, la passione diAida dell’Oglio, poetessa e scrittrice a Torino, mia zia, informata dei fatti, nel suo romanzo storico ‘Tre garofani rossi’ ha ripercorso la vita, le vicende e la figura del partigiano sanseverese. Il titolo del libro è stato derivato dal fatto che mia zia, dopo aver saputo di Salvitto, il 25 aprile, porta tre garofani rossi sulla sua tomba. Da qualche anno, in occasione del 25 aprile, il sindaco di San Severo e la sezione AMPI locale a lui dedicata, adorna con un serto, il marmo che titola la via a Salvitto. Quest’anno, visti gli eventi, è tutto rimandato. Ci sono tanti ragazzi come lui (43 i cittadini nati a San Severo e trasferitesi in Piemonte, hanno militato nelle formazioni partigiane come risulta dal sito: istoreto.it,ndr)che spinti dagli ideali antifascisti hanno combattuto per la libertà – ha ripreso il maestro dell’Oglio -. Valori da rimarcare alle nuove generazioni. Il mio originale componimento dedicato a Ugo Amedeo Salvittoè destinato soprattutto ai giovani perché non vadano a dimenticare chi, pur ragazzo, ha dato la vita perché tutti noi possiamo essere liberi”.GrazjëzìAmedè, esordisce nella prima strofa, Davide dell’Oglio, e “zio”, gli viene dato in senso di rispetto, come si usa nel Sud, non solo a San Severo: “Esatto – ha confermato il musicista/poeta – il titolo di ‘zio’ si dà proprio alle persone che non conosci ma cui si dà rispetto. Negli altri versi dico a Salvitto: Ma chi te l’ha fatto fare, potevi stare a casa tua e invece sei partito e ti sei fatto uccidere. Ma perché l’hai fatto? E Amedeo Salvitto, nei miei versi, risponde: L’ho fatto per te, per te! Ho scritto questa poesia di ringraziamento, in un anno particolare dove tutto è rimandato sui social. Dal vivo, però, c’è l’iniziativa nazionale dell’ANPI che sabato alle ore 15.00 ha invitato a esporre il Tricolore e uscire sui balconi a cantare Bella Ciao”.

Beniamino PASCALE

Altri articoli

Pulsante per tornare all'inizio