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La rigenerazione e la riqualificazione urbana, sono i nuovi concetti per mettere in sicurezza le città e rilanciare l’edilizia e l’economia.

Il Belpaese è noto per la sua “vivacità” sismica e vulcanica, mentre l’uomo ha aggiunto anche quella legata al dissesto idrogeologico. Uno Stato che tiene alla sua nazione, avrebbe cercato di programmare interventi che andassero a limitare i danni che i terremoti, ad esempio, provocano a edifici pubblici e privati. Un assetto meno invasivo del territorio, con protocolli e controlli, avrebbe evitato che si proclamasse il lutto cittadino dopo piogge abbondanti. Il clima è un elemento in evoluzione insieme al pianeta Terra e, pur essendo oggetto di studio, resta una variabile indipendente. Ma le tecniche per costruire le case e dove andare a realizzarle, sono una chiara variabile dipendente: dipendente dal profitto che l’uomo vuol realizzare. È sempre una questione economica. Io dio denaro, la speculazione, viene anteposta al bene comune e alla ragione. Ma, è noto, la natura, prima o poi, presenta sempre il conto. In realtà, si rincorre sempre l’emergenza, si disperdono risorse e aumenta il numero delle vittime. Sul fronte del dissesto idrogeologico, oltre alla cementificazione massiva e scriteriata del territorio, c’è da segnalare la poca attitudine, prima di costruire una strada, un palazzo, a far analizzare la morfologia dell’area. Manca, quindi, una cultura geologica. Da quando si parla di rigenerazione urbana e riqualificazione si inizia a introdurre seriamente il concetto di “ripermeabilizzazione” delle città. Lì dove c’è sempre meno terreno che assorbe, c’è un palese rischio che l’acqua (piovana o pluviale) faccia seri danni. Considerazioni che sono confermate dal prof. Antonio Leone docente alla facoltà d’ingegneria (civile e ambientale) del politecnico di Bari, che fa parte del qualificato staff tecnico che ha redatto il progetto di rigenerazione e riqualificazione della “Strategia di Sviluppo Urbano Sostenibile” di San Severo, da candidare al Bando della Regione Puglia: “Questo è un fatto legato alla prevenzione, perché il terreno assorbe in modo naturale l’acqua. In realtà, quindi, il vero tema è la rigenerazione delle città, anche per rilanciare il comparto edile. Oggi, bisogna ‘rammendare’, riqualificare quello che c’è”. Il prof. Leone, fa capire chiaramente che durante il boom dell’edilizia, si è costruito tanto e troppo, con profitti, per l’impresa, enormi. Oggi il concetto deve cambiare, anche alla luce del “non costruire” più il nuovo ma rimettere “a nuovo” il patrimonio edile esistente, anche se con guadagni inferiori, e riempire le città di verde: “Logicamente quando c’era la domanda e si costruiva, i profitti erano molto vantaggiosi per l’imprenditore; nel riqualificare, il ritorno economico è inferiore ma ci guadagna tutta la città. Il verde è fondamentale e diventa polifunzionale, perché oltre a rendere permeabile il terreno, va a mitigare le ondate di calore, rende più confortevole le passeggiate e lo stesso benessere. Chiaramente, il verde va a braccetto con un buon impianto di fogna bianca la quale, alla fine e sempre grazie agli spazi verdi che assorbono, riceve meno acqua”. Rigenerare e riqualificare, oltre a mitigare i danni provocati da terremoti e alluvioni, diventano i verbi che fanno rima con lavorare e creare nuova economia, oltre che rilanciare l’edilizia: “In diverse aree urbane, si sta rivalutando proprio al concetto di ‘città spugna’, che vuol dire ripermeabilizzare le città con il verde pubblico e anche privato. La sfida moderna per l’edilizia è proprio questa: basta pensare a cosa vuol dire mettere a norma, mettere in sicurezza e riqualificare, interi quartieri. Per dare ossigeno all’edilizia che poi si trascina l’economia, la strada da percorre è quella della rigenerazione e della riqualificazione – ribadisce il prof. Leone – Se si guardano solo i costi medi (il nuovo si aggira intorno a 1200 euro/m2 mentre quello rigenerato a circa 600 euro/m2) non si va da nessuna parte. Bisogna lavorare tutti insieme. Istituzioni, politica e imprese, devono iniziare a parlare la stessa lingua”. Le conclusioni del prof. Antonio Leone, sulla filosofia da adottare e sui vantaggi di una rigenerazione/riqualificazione urbana: “Non è facile, oggi, ma bisogna far capire che se prendo un vecchio appartamento e dopo 2 anni te ne dò uno nuovo e più efficiente sotto tutti i punti di vista, si può anche sopportare un minimo disagio. Quindi: aree verdi; spazi pubblici per socializzare e intrattenersi; viabilità sostenibile (meno auto private, più mezzi pubblici); rendere più brevi i tratti di percorrenza e spingere all’uso della bicicletta e della camminata a piedi; chiudere il ciclo dei rifiuti, in prossimità. Se tutto migliora, migliora anche la spesa sanitaria a vantaggio della qualità della vita”.
Beniamino PASCALE

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