ComunicatiIn evidenza

LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI PASSANO, LE OPERE LASCIATE ALLA CITTÀ RESTANO

di BENIAMINO PASCALE, REDATTORE DE ‘LA GAZZETTA
DI SAN SEVERO’ E CORRISPONDENTE DE ‘L’ATTACCO’

Caro Direttore, hai chiesto di “allargare” le vedute della storia amministrativa di San Severo. Cercherò di farlo senza nominare, direttamente, nessuno. Allora, “allarghiamo”, in primis, la responsabilità di una comunità che vota i suoi rappresentati a Palazzo dei Celestini, con tutto ciò che ne deriva. San Severo ha avuto, negli ultimi quarant’anni, pochi amministratori comunali ILLUMINATI e MOSSI DAL BENE COMUNE. Le analisi socio-antropologiche hanno già descritto il fenomeno. Riassumendo: in un dato momento, quegli uomini e quelle donne, hanno scritto (o scrivono) la storia di quella comunità. Idem, la sua classe politica. Non mi soffermerò su ciò che normalmente un’amministrazione comunale deve fare (bilanci trasparenti, manutenzione stradale e degli edifici scolastici, ecc..). I nomi sono facilmente deducibili, quindi, al di là dei monumenti, anche pochi (forse) a testimoniare la memoria storica della collettività, guarderò a quello che è stato fatto, o si doveva fare. Il leitmotiv è sempre legato alla cultura, a quella cultura in senso lato, che abbraccia una nota musicale, un calice di vino, od un pallone che entra nella retina. Il TEATRO COMUNALE ‘GIUSEPPE VERDI’, tempio della cultura cittadina, soprattutto dell’opera lirica e della prosa, ha mosso ispirati ed appassionati sanseveresi, con i loro degni amministratori, a realizzare, nel tempo, un’opera pubblica che resta il “fiore all’occhiello” della CITTÀ d’ARTE, apprezzato da tutti coloro che calcano il suo palcoscenico. Il “Verdi” è tra i teatri più belli d’Italia e sale sul podio tra quelli pugliesi. Una struttura che associata all’auditorium ed altri ambienti, oggi chiusi, rappresenta il primo vanto della città, grazie a chi lo ha commissionato. Attualmente, va preservato e ben tenuto. Poi, partendo sempre dalla cultura, in questo caso sportiva, il PALASPORT “FALCONE-BORSELLINO” resta un’altra opera pubblica degna di questo nome. Un’opera che rappresenta un’altra vocazione della libera comunità sanseverese: la pallacanestro o basket che dir si voglia. Alla cui vocazione, si son confermati il calcio, la scherma, il pugilato ed altre discipline sportive. Un’altra struttura, invidiata da chi lo vede per la prima volta, il PalaCastellana. Potrebbe essere ulteriormente valorizzato ed anch’esso ha bisogno di manutenzione costante senza necessariamente indebitarsi. Anzi, si potrebbe autofinanziare (la manutenzione) se, studiando la giusta formula normativa ed amministrativa, venissero dirottati tutti i concerti (che non sono lirica e sinfonica) ed i vari saggi ginnici (fuori luogo in un Teatro come il “Verdi”), da cui ricavare un equo tributo, volto a mantenere sempre efficiente il secondo “fiore all’occhiello” della “Città dei campanili”. È palese, che la straordinarietà di queste opere pubbliche non è la maggiore disponibilità delle casse comunali dell’epoca. Certo, erano più cospicue le somme erogate dal governo centrale e non c’erano il patto di stabilità o la spending review. Tasse, clientelismo, evasione fiscale e quant’altro erano di casa anche in quel periodo. Qual è,allora, la differenza? Tra le opere che si dovevano fare, come continuità amministrativa e non necessariamente politica, c’è senz’altro la FOGNA BIANCA, che rappresenta una “dimenticanza” intollerabile per tutti coloro che si sono seduti nella sala del Consiglio Comunale (a conferma di ciò è possibile andare a leggere, volendo, il comunicato dell’Amministrazione Comunale delle ultime ore, ndr). Al di là di tronchi e tronchetti, del resto, la fogna bianca di San Severo è ferma al 1953. Oggi, con la Rigenerazione urbana è stata leggermente ampliata verso la zona PIP. Certo, completarla richiederebbe diversi milioni di euro e disagio per i cittadini. Se mai si comincia, si rischia di vedere la città allagata con poche gocce di pioggia e non solo durante i nubifragi. Economie possono arrivare da tagli (non orizzontali) della tecnostruttura? Si può agire sull’evasione fiscale? Si possono recuperare crediti? Si può attingere alle risorse comunitarie e regionali? Si possono cercare partnership private con istituzioni commerciali, energetiche, finanziarie e terziarie? Istituzioni che ormai sono “ospiti” a San Severo e la politica deve far notare, con garbo, che l’ospitalità va onorata. La vocazione del territorio, quella agricola, resta inespressa anche se ci sono buoni proponimenti e vivacità imprenditoriali che realizzano prodotti d’eccellenza: olio, vino, spumante. Un’opera pubblica alla vocazione agricola del territorio manca. Un’opera pubblica che sia vetrina degli operatori del settore (bando agli speculatori od a chi si improvvisa) che danno lustro alla città. Una vocazione agricola che stenta a decollare, ma che potrebbe contribuire all’economia cittadina, se chiude la filiera con la trasformazione in loco. Diretta conseguenza dell’agricoltura era tutto ciò che da essa promanava. Dopo i raccolti, si compravano terreni e case (un monumento al MURATORE SANSEVERESE andrebbe fatto). Si stava riconfigurando l’economia del territorio, ed è mancata una politica industriale. Il futuro “triangolo industriale” di San Severo, dev’essere quello della ZONA ASI (e della ZONA PIP) e quindi bisogna porre in essere tutte le azioni necessarie per attrarre investitori ed imprenditori, garantendo servizi e sicurezza. Al momento, il futuro triangolo industriale resta quello dei rifiuti, con 3 impianti potenziali nel raggio di pochi chilometri: Rignano scalo (termovalorizzatore) e San Severo (compostaggio; chiusura della differenziata – carta, plastica, vetro). La vexata quaestio dei rifiuti urbani, problema serio, può diventare un “business” ma va monitorata passo dopo passo, altrimenti il futuro triangolo industriale, rischia di diventare il “triangolo delle Bermude” ambientale (un quadrilatero, se si sommano la centrale ed il depuratore), che potrebbe far sparire per sempre LA VOCAZIONE AGRICOLA DEL TERRITORIO E LA SALUTE DEI CITTADINI. Politica come servizio ed amministrazione della cosa pubblica che guarda al bene comune, difficile da realizzare? “Allarghiamoci”, allora, Direttore. Vox populi dice cbeniamino pascalehe a San Severo manca una leadership politica come ai tempi del “pentapartito”, mentre sull’uscio compaiono i PENTASTELLATI o anche il trasversale PARTITO DELLA NAZIONE.

Altri articoli

Back to top button