LEONE MUCCI, LE RAGIONI DI UNA SCELTA. Edita una monografia su una personalità del socialismo di Capitanata

Nella nuova collana della Società di Storia Patria per la Puglia, intitolata «Territori e Società» è apparso un interessantissimo volume dedicato ad uno dei più indiscussi protagonisti del Socialismo in Capitanata, Leone Mucci, nato a San Severo il 10 gennaio 1874 e ivi deceduto il 18 dicembre 1946. Il libro «Leone Mucci. Le ragioni di una svolta. Dalla militanza socialista all’illusione fascista e all’ultima utopia politica» (Bari, 2025, pp.270) è stato scritto da Ernesto Volpicella, anche lui sanseverese di nascita, ma residente da tanti anni a Terni, che ha dedicato diversi studi sulla nascita, lo sviluppo e le vicissitudini del Socialismo in Capitanata, alla luce delle nuove ricerche, fonti e documenti giornalistici pubblicati da Leone Mucci negli anni della sua militanza politica. «Leone Mucci – scrive Pasquale Corsi, Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia – è stato uno dei più insigni rappresentanti del movimento socialista in Capitanata, più volte deputato al Parlamento e molto attivo anche a livello nazionale almeno sino al consolidamento del regime fascista. Ebbe modo di entrare in contatto con i principale esponenti del Socialismo italiano dell’epoca, da Andrea Costa a Mussolini, ma anche con quelli di altri partiti come il liberale Enrico De Nicola. Negli anni della sua permanenza negli Stati Uniti, conobbe e frequentò ambienti dell’emigrazione italiana, che culminarono nel tristemente famoso processo a Sacco e Vanzetti». La narrazione molto puntigliosa e caratterizzata da un probante rigore scientifico e metodologico caratteristico di chi da anni fa ricerca storica, fanno del volume di Volpicella sulle vicende storiche di Mucci e del socialismo in Capitanata un ulteriore tassello che va ad unirsi agli altri studi già fatti come l’ottima monografia di Assunta Facchini e Raffaele Iacovino, oppure quella di Michele Presutto sulla permanenza di Mucci in USA. Questo ulteriore lavoro di Volpicella si inserisce nel canone cosiddetto “indagatore” della personalità di Mucci che riguardano oltre che le vicende pubbliche e private anche la contestualizzazione dell’uomo Mucci nel panorama otto-novecentesco delle vicende politiche di carattere generale. Il nocciolo di questa monografia mucciana «consiste –annota Corsi nella Prefazione– nello sguardo indagatore della cosiddetta “svolta” degli ultimi anni della sua vita, una fase di cui sarebbe molto utile tornare a riflettere e che riveste un’importanza tutt’altro che trascurabile». I primi capitoli del volume di Volpicella delineano il quadro generale degli inizi del movimento socialista in Capitanata per giungere alla conquista del potere da parte del fascismo. Si tratta, per la verità di anni molto difficili, caratterizzati da forti tensioni di natura politica e sociale, in cui si mettevano in discussione le basi democratiche che erano sovvertite solo ed unicamente dalla violenza, cui si aggiungevano anche le lotte delle masse bracciantili contadine esasperate, le massicce ondate migratorie e le conseguenze nefaste della Prima Guerra Mondiale che sono riconducibili – precisa Corsi – «all’immane e tuttora insoluto problema della “questione meridionale”, tanto caro a Gaetano Salvemini. Dunque lo studio di Volpicella, parte proprio dal contesto nazionale per calare la figura e l’operato di Leone Mucci all’interno delle vicende politiche di San Severo e della Capitanata che vengono trattate con una adeguata obiettività di giudizio, sormontato da un evidente rigore storico e scientifico nel contempo. Inquadrato nel contesto storico in cui visse «l’azione politica instancabile e disinteressata di Leone Mucci – afferma Corsi – non è esente da limiti e contraddizioni se non da errori […]. Tuttavia non si può notare nell’opera di Mucci una visione politica duttile e sostanzialmente non settaria, che lo sottrae alla più vulgata dimensione del semplice capopolo, tanto da metterlo spesso in contrasto con le direttive del suo stesso partito e da spingerlo ad organizzarsi in maniera autonoma». La chiave di lettura dell’operato di Leone Mucci si inserisce pienamente negli ideali del socialismo in cui crede fermamente e incarna appieno l’ideologia professata. Volpicella incentra la sua monografia sul capitolo che si intitola “La svolta”, cioè – scrive Corsi nella Prefazione– nella sua tardiva e apparentemente incomprensibile adesione al fascismo, piuttosto, a Mussolini, proprio negli ultimi anni del conflitto mondiale e della imminente crisi del regime». Si parla di “conversione” e questo trapela in uno scritto singolare di Mucci, opuscolo noto come Battute in extremis, scritto nel 1942 e pubblicato nel 1943 oppure in altri articoli giornalistici mucciani, risalenti a quel periodo. Nelle Battute in extremis affiorano nitidamente alcune esperienze maturate durante gli anni della permanenza in Usa, il rapporto con gli emigrati e la questione sociale. Gli ultimi anni della sua vita fanno di lui uno “sfollato a San Severo” soprattutto dopo i pesanti bombardamenti del 1943 a Foggia, ma l’avvento della Repubblica e la ripresa dell’attività politica lo hanno visto impegnato sino agli ultimi giorni della sua vita. La sua linea di pensiero, con l’adesione al fascismo non era sostanzialmente cambiata, ma la sua visione politica era rimasta la stessa. Un libro, dunque, quello di Volpicella ricco di un corposo apparato iconografico in appendice, che getta un nuovo fascio di luce su una delle personalità più indiscusse del panorama politico socialista di San Severo e della Capitanata dando al lettore ulteriori elementi di rilievo storico come, ad esempio, le lettere indirizzate ad Andrea Costa e la sua attività giornalistica. La pubblicazione di questo lavoro di Volpicella su Leone Mucci rappresenta un contributo fattivo e concreto dell’impegno e della dedizione che la Società di Storia Patria per la Puglia profonde per la ricerca e la documentazione storica portando alla luce personaggi e vicende legate al territorio pugliese, attraverso l’analisi, lo studio e la lettura di carte e documenti, in quanto la storia si ricostruisce non con le parole, ma con i fatti accertati soltanto dalla “verità” storica. Scopo precipuo della Società di Storia Patria è, infatti, quello di «tutelare la memoria storica e il patrimonio culturale pugliese in tutte le sue più significative realizzazioni dall’Antichità ai nostri giorni».



