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Mario Trematore, il pompiere di Torremaggiore che ha salvato la Sacra Sindone. La sua storia raccontata nell’evento organizzato dal Rotary Club San Severo.

È stato ospite a San Severo, invitato dal Rotary Club locale, l’architetto Mario Trematore, funzionario dei Vigili del Fuoco, oggi in quiescenza, che nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 con l’intervento della squadra dei Vigili del Fuoco da lui diretta, ha messo in salvo la Sacra Sindone durante l’incendio che aveva fagocitato il Duomo il Torino. “Abbiamo avuto il piacere di accogliere, ospitare e ascoltare con vivo e grande interesse la storia dell’architetto Mario Trematore e della sua impresa. Originario di Torremaggiore, Mario Trematore, funzionario dei VV.FF. in pensione ha salvato la Sacra Sindone dall’incendio del Duomo di Torino”, ha dichiarato il presidente del Rotary Club San Severo, Attilio Celeste.Spiritualità, senso del dovere e storia di vita vissuta, quella raccontata venerdì scorso nella sala conferenze dell’Hotel Cicolella, a San Severo. “Ogni storia inizia sempre così, stando seduti su un sofà e qualcuno te la chiede. Mi chiamo Mario Trematore ho 66 anni e sono ‘figlio di un mancato aborto’, perché il medico disse a mia madre che c’erano complicazioni e poteva morire lei e anche ciò che aveva in grembo. Mia madre, invece decise, con mio padre, di farmi nascere. Si recarono all’ospedale di Foggia e nacqui da un parto cesareo. Mi chiamo Mario perché era il nome del medico che mi fatto nascere senza problemi anche per mia madre. È stato dato in senso di gratitudine verso questo medico. La mia famiglia, composta da 8 figli era tra le più povere di Torremaggiore ma la vita ha preso un’altra strada”. Ha vissuto sempre con gli ultimi, nella degradata periferia di Torino, perché dovette lasciare la casa paterna. Continua nel meticoloso e commuovente racconto della sua vita, costellata da mille peripezie, fino a quando entrato nei Vigili del Fuoco ha continuato a studiare, si è laureato ed ha fatto carriera.Fede e ragione. Sacro e profano. Si alternano non solo nel racconto. Dal “quel” giorno, vive nel Vangelo. “Era la notte tra l’11 e il 12 aprile di 22 anni fa quando nel Duomo di Torino divampò un enorme incendio. Quella notte ero a riposo ma la mia casa non era lontana dalla cattedrale e il suono delle sirene e la colonna di fumo mi fecero sobbalzare e pensare il peggio. Ricordo di aver parlato con mia moglie, di aver telefonato in centrale per sapere da dove era partito l’incendio – ha continuato Trematore, con voce decisa – Ricordo di essermi riversato per strada per correre in cattedrale, dove trovai i miei colleghi che cercavano di spegnere l’incendio all’interno della cappella del Guarino Guarini, capolavoro dell’arte barocca, che sovrasta il sacro tempio. Anch’io, all’inizio, avevo pensato soprattutto a come preservare la cappella. Ma il tempo era tiranno e dissi ai colleghi: Se non facciamo qualcosa, saremo ricordati come quelli che hanno fatto perdere al mondo la Sindone. Il pericolo che ci capitasse qualcosa era enorme. I marmi si sbriciolavano e cadevano a pezzi sul pavimento. In verità, il Sacro Telo – ha proseguito Mario Trematore – non è stato mai minacciato dal fuoco ma dal possibile crollodella cupola della cappella. Le fiamme erano lontane e la temperatura intorno alla teca non superiore ai 50 gradi”. Mario Trematore, durante il racconto, che ha contemplato gran parte della sua vita, spesso si è commosso: “Nel momento in cui stavo per uscire dalla cattedrale con la teca, ho sentito il pianto di un neonato. Mi sono interrogato per oltre 15 anni sul significato di quel pianto. Poi ho capito il senso leggendo sant’Agostino, che parla delle lacrime di Gesù. Recandosi alla tomba di Lazzaro, Cristo piange: è preso dalla tristezza. Poi, come sappiamo, con l’avvicinarsi del compimento del suo destino, Cristo ha paura e chiede al Padre perché è stato abbandonato. Ho collegato quel pianto che ho sentito a questo, visto che la Sindone è il segno concreto di quella sofferenza, quella che Gesù ha provato per noi”. Quella notte celava altri avvenimenti per il pompiere. “Dopo qualche anno ho incontrato papa Giovanni Paolo II: Giunto al suo cospetto, inginocchiato, non riuscivo a smettere di baciargli le mani. Lui mi ha fatto alzare dicendo. ‘Mario, cos’hai fatto!’. Nel rispondergli gli ho detto una cosa che ritengo vera anche oggi: ‘Santità, non ho fatto nulla di particolare. Gesù il giorno delle Palme è entrato in Gerusalemme su un asino. Io sono stato quell’asino che sulle spalle l’ha portato fuori dalla chiesa. Il Santo Padre mi ha risposto: ‘Le tuesono state le mani della Provvidenza’. Andate a vedere la Sindone – ha concluso Trematore, che ha fondato un’associazione per aiutare il prossimo – Lo consiglio ai credenti, per rendere più forte la propria fede e lo consiglio ai non credenti, perché possano vedere con i propri occhi il racconto dei vangeli”.

Beniamino PASCALE

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