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NEL BUIO DI SAN SEVERO PROLIFERA LA MEDIOCRITÀ DEI FURBI

di ENZO VERRENGIA, SCRITTORE-GIORNALISTA
CULTURALE DE ‘LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO’

L’inchiesta della GAZZETTA DI SAN SEVERO sulle vicende amministrative della città sèguita a raccogliere opinioni, interventi, dialettica. Segno di un vitalismo non stroncato dalle altissime temperature delle scorse settimane. Peccato che lo stesso vitalismo sia estinto su altri piani.
Dal punto di vista dell’osservazione culturale, l’INCHIESTA SERVE AD ALLARGARE IL CAMPO DI RIFLESSIONE. Questo per restituire, almeno in termini locali, una prospettiva più ampia che manca nel bombardamento mediatico nazionale. Non si può capire, interpretare e, nel caso, rifiutare il presente se non si considera il passato lungo l’asse del rapporto causa-effetto.
Per geografia e storia, SAN SEVERO è in assoluto il centro urbano più importante del Tavoliere, della Capitanata e della Daunia. Non può competervi nemmeno Lucera, con i suoi trascorsi federiciani. Ancor meno Foggia, trascurabile dal punto di vista sia economico sia culturale. Non si tratta di campanilismo, ma di fatti. San Severo è un punto d’incrocio per tutte le direttive di marcia del territorio. Tappa essenziale delle vie francigene. Città natale di figure il cui contributo alle vicende nazionali ed estere spazia in tutti i campi.
Allora, com’è stato possibile arrivare all’attuale stato delle cose?
Semplice. La grandezza del posto si doveva alle tre classi che dappertutto costituiscono i fondamenti delle comunità: quella terriera, quella mercantile e quella professionale. La produzione agricola in una zona eccellente per qualsiasi coltivazione, unita alla circolazione delle merci e supportata da una borghesia titolata e capace, creava le condizioni per una vita collettiva di buona, se non ottima, qualità.
Anche quando i rappresentanti dei tre ceti sono entrati in politica, le cose hanno mantenuto una loro logica.
Lentamente, però, nelle sedi amministrative si sono infiltrati coloro che non trovavano collocazione specifica. E hanno spinto verso il terziario. Con la distribuzione di posti prevalentemente pubblici per raccogliere voti, è sorta una QUARTA CLASSE, di IMPROVVISATORI, quasi sempre senza titoli specifici, molto bravi ad autoriprodursi, sia demograficamente, con figli che poi hanno occupato i posti dei padri, sia politicamente, con le elezioni. Sotto questo secondo profilo, ne hanno risentito tutti i partiti, ma più degli altri quelli di massa. Si è così snaturato non solo il bagaglio ideologico e spirituale delle grandi formazioni popolari, ma anche il territorio stesso. Ne è risultata la San Severo odierna, nella quale non si vede brillare nessun astro. E nel buio prolifera, oltre alla delinquenza vera e propria, qualcosa di peggiore: LA MEDIOCRITÀ DEI FURBI, che non sono intelligenti, bensì PROFITTATORI. Particolarmente insopportabili quando rabberciano in pubblico quattro parole imparate leggendo burocrazia e giornali sportivi.
Allora sembra un esercizio superfluo, condannare o difendere l’assetto corrente della città. Piuttosto, andrebbe recuperato il senso perduto di ciò che si era e si poteva diventare. Contano i risultati all’impronta, e quelli di San Severo non dànno conforto. L’entità dei GUASTI provocati dalla SPOLITICA (sic!) non lascia speranze.

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