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NOI, IL COVID ED UN DETTO POPOLARE

di Teresa Francone

Noi, che stiamo facendo i conti con le ombre della paura, dell’angoscia, della frustrazione, della malinconia, della tristezza, della nostalgia, della noia, della rabbia, della vergogna e del lutto, siamo quei combattenti che dietro ad una trincea fatta di porte chiuse, sta cercando di vincere un’anomala battaglia contro un nemico invisibile. Lo chiamano COVID e nessun’ arma contro di esso, se non il privarsi della quotidianità di due sorelle inseparabili. Quel loro legame ci faceva sentire in uno stato di certezza e sicurezza. Sono loro le vittime: LlBERTA’ e COMODITA’. La loro perdita ci ha immersi nella circostanza di non poterle piùpretendere. Chiunque volesse rasentareparole per descrivere lo stato in cui imperversiamo le nostre giornate, potrebberifarsi a quel detto popolare sanseverese che dice: “A la wèrr’ a la wèrrë,cëmàggn’eccëvévëe ccëdòrmëndèrrë” ovvero “In guerra si mangia, si beve e si dorme per terra”. Ci hanno detto che in guerra lo siamo davvero, che non ci mancheranno i beni di prima necessità, ma quel dormire per terra pare più che altro significare la perdita della nostra normalità.  Quel dormire per terra rappresenta quelle comodità dei tempi e dei luoghi che abbiamo perso. Ognuno sa con chi o cosa ha dovuto fare i conti esu quali pensieri ha dovuto dormire. L’agio mancatodi poter entrare ed uscire quando si vuole o quello di muoversi come si vorrebbe, sono quelli comuni a tanti di noi, ma la lista potrebbe allungarsi se ogni “soldato” in questo conflittopotesse raccontarsi. Dormono per terra anche tanti in prima linea. Medici, infermieri ed operatori socio sanitari,a vederla da vicino questa guerra, dormono davvero per terra stremati, perché in questo momento non è più un loro dovere ma è volontaria scelta d’amore, salvare il prossimo. E poi con loro le Forze dell’Ordine che senza sosta, talvolta beffeggiati, sono obbligati a vestirsi di poteri che non vorrebbero ed il loro dormire per terra è dormire con mille tensioni. Non sono contro di noi ma per noi e con noi. Quei lavoratori che tengonoaccesi i motori della nostra economia,che fanno il possibile per non farci mancare il necessario, anch’essi dormiranno poco e forse non riusciranno a farlo perché il domani sopraggiunge in fretta. A quelli che lavoran di notte non gli parrà differenza con il giorno e non dormiranno più nel vedere l’immobilità del tutto. Senza dimenticare gli ultimi che per terra ci dormono da sempre, ma che ora pure la terra sembra volergli mancare. Come in ogni guerra vi sono anche i ribelli… che non lo accettano proprio quel dormire per terra, non accettano quelle limitazioni, quelle privazioni.Escono e s’incontrano, si assembranoinfrangendo gli ordini, opponendo limiti agli sforzi dell’esercito sansevereseche sta cercando di dominare quell’avversario che crede di contagiare chiunque, quando e come vuole. Tutti siamo coinvolti nella medesima lotta, fatta di silenzio assordante, ognuno con le proprie armi ed inevitabili perdite. Uniti possiamo fare la differenza, cambiare il corso della nostra storia e finalmente riappropriarci di quello che era nostro.   L’ uomo è arbitro del suo destino e può cambiarlo. A San Severo lo sappiamo bene che “L’ómëscrívëe l’ómëcangèllë”.

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