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SEGRE: Le scuse di Stefanetti dopo il post shock

LILIANA SEGRE. L'INFERNO DI IERI E DI OGGI

La sua triste storia sembra essere nata proprio lì…su quel Binario 21 della stazione centrale di Milano, dove, nel Memoriale della Shoah, Liliana SEGRE rammentava la sua cattura e la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Aveva appena 14 anni.
Liliana narrava anche del trasferimento nel carcere di San Vittore e di quegli ultimi gesti di un’UMANITÀ che sembra ormai, sempre più, dissiparsi fino ai nostri tempi.

“Poche mele ed una piccola sciarpa”…era tutto quello che avevano i detenuti, ma che le venne donato con Amore.

Infinite lacrime insieme a coloro che vennero deportati e vissero, come lei, dei momenti che non sono facili né da raccontare, né da rileggere.

Ma Liliana, come altri sopravvissuti all’Olocausto, trovò quella Forza e quel Coraggio per continuare a vivere, nonostante tutto… e con l’impossibilità di dimenticare…

È diventata Senatrice nel gennaio del 2018, senza tralasciare, mai per un attimo, la sua testimonianza sulla Shoah italiana.

Eppure, se allora si era trovata in un mare di sofferenze a causa della deportazione, dopo aver trascorso una vita intera quasi, cercando di capire e forse perdonare, è finita in un vortice di minacce, tra cui ben 200 messaggi al giorno, incitanti all’odio razziale.
È dovuta arrivare ad 89 anni per imbattersi anche nella “cattiveria virtuale”.

Le è stata così assegnata la scorta, affinché possa continuare il suo impegno in qualsiasi piazza e sede.
Da oggi, avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni spostamento.

Quello delle minacce però è un segnale terribile, quanto quello delle polemiche riguardanti la decisione sulla sua scorta.

Ed infatti è successo che è stata revocata la scorta a Capitano Ultimo, il Colonnello dei Carabinieri che il 15 gennaio del 1993 arrestó il capo di Cosa Nostra, Totò RIINA.

Tale revoca sicuramente è INACCETTABILE, ma questa decisione non dovrebbe essere confrontata con quella della nomina a Liliana SEGRE.

Ed è successo invece che Francesco STEFANETTI, commissario di Fratelli d’Italia di San Severo, ha scritto un post shock sul proprio profilo Facebook “ “Tolgono la scorta a Capitano Ultimo che ha decapitato Cosa Nostra, perché non gli servirebbe. Danno la scorta a Segre perché sarebbe a rischio…ma chi se la incula?”“ che ha provocato l’indignazione degli utenti social.
Ma poi, comprendendone la gravità, dopo averlo rimosso, è passato a scusarsi, in quanto nel suo post voleva soltanto evidenziare il “paradosso della scelta”, “#Segre
Chiedo scusa se una frase gergale, inappropriata alla circostanza, è risultata offensiva nei confronti della Senatrice Segre.
In queste ore diversi esponenti di Fratelli d’italia hanno evidenziato il rispetto verso la sua storia.
Quello che nel post volevo evidenziare era il paradosso di una scelta, quella di revocare la scorta al Colonnello De Caprio, noto come Capitano Ultimo e di assegnarla dopo pochi giorni alla Segre.
Il parallelismo voleva evidenziare la differenza di pericolo e di interlocutori minacciosi: da una parte qualche esaltato sui social, dall’altra la mafia che non offende pubblicamente ma uccide.“

Resta il fatto comunque, che tutti dovremmo tenere presente che assolutamente non possono passare i messaggi di intolleranza, razzismo, antisemitismo ed istigazione all’odio ed alla violenza.

Ne siamo davvero consapevoli?!

Forse si può comprendere meglio finché non si diventa a propria volta dei “bersagli”…

I messaggi di ODIO che oggi si diffondono sul web sono un “segnale terribile”; una “sconfitta” per la nostra società.

Eppure la SEGRE è riuscita a trovare quelle parole che fanno riflettere…
In un recente seminario alla Iulm, parlando degli haters, così li ha definiti: “Sono persone per cui avere pena e che vanno curate. Del resto, ogni minuto della nostra vita va goduto e sofferto. Bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte e non perdere tempo a scrivere a una 90enne per augurarle la morte. Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

Una natura che non guarda in faccia nessuno.
Elisabetta Ciavarella

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