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LA SANA “INCOSCIENZA” DEI SANSEVERESI – La resistenza a “stare a casa” per evitare il contagio

di MARIO BOCOLA

Ci sono voluti diversi appelli del Sindaco di San Severo, avv. Francesco Miglio tramite i video e la pagina Facebok, molto vibranti e forti ad invitare tutta la cittadinanza a stare a casa e rispettare le disposizioni del DPCM del 9 e dell’11 marzo scorso, oltre agli altoparlanti della Protezione Civile che sollecitavano i cittadini a non uscire dalle proprie abitazioni che non per necessità (fare la spesa o andare in farmacia). Ebbene nonostante gli appelli accorati ci sono stati sanseveresi irriducibili che hanno quasi “sfidato” il contagio da Coronavirus, facendo assembramenti nei giardini pubblici, nella piazza del centro storico come se il problema non li riguardasse minimamente. E questi irriducibili erano proprio i soggetti più a rischio, cioè le persone anziane. Ma anche i giovani hanno faticato molto ad entrare nell’ottica di idee, di non riversarsi nei bar, nei pub, nelle pizzerie per evitare il pericolo del contagio. Ebbene è stata dura ma alla fine la popolazione di San Severo ha capito la pericolosità ed ha accettato a malincuore a stare a casa. Era veramente brutto vedere di sera le strade della città dai baconi e dalle finestre delle abitazioni le strade completamente deserte oppure con qualche persona in giro. Uno spettacolo spettrale ed inusuale per la nostra città, ma doveroso nell’ottica del contenimento del contagio. Il coronavirus è una malattia molto contagiosa, un virus sconosciuto del quale non esistono una cura appropriata e tanto più un vaccino per cui il rispetto delle norme di sicurezza diventa un obbligo di legge per tutelare la nostra salute e quella degli altri. E poi la rabbia che serpeggia nel vedere i treni in partenza di Milano per raggiungere le città del Sud affollati all’inverosinmile senza protezioni di guanti e mascherine. Speriamo veramente che questo periodo bruttissimo e difficilissimo finisca al più presto, che si torni alla normalità ossia a quei contatti umani che sono la caratteristica distintiva di noi meridionali pugliesi e sanseveresi: quella cioè di incontrarci, abbracciarci, scambiarsi un bacio o una stretta di mano. Dobbiamo resistere, guardandoci per ora a distanza di sicurezza di 1 metro, ma lo dobbiamo fare per la nostra salute, per noi stessi e per i nostri familiari. In questo momento buio tutta San Severo deve stringersi ancor di più alla nostra Mamma Celeste, la nostra Patrona, Maria SS. del Soccorso, per invocare la sua materna protezione. San Severo ha conosciuto nel passato il colera, la spagnola che hanno seminato lacrime e lutti. Ora tutti insieme e uniti dobbiamo vincere anche questa battaglia; restare lontani per un po’ per poi abbracciarci domani. Viva la nostra amata città!

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