L’ATTUALITA’ di DON MILANI

Nel febbraio del 1965, un gruppo di cappellani militari della Toscana pubblicò un comunicato stampa in cui definiva l’obiezione di coscienza al servizio militare (all’epoca obbligatorio) come un atto di “viltà”. Don Milani decise di rispondere con una lettera aperta — nota come <<Lettera ai cappellani militari >>— in cui difendeva accanitamente i giovani obiettori, criticava la cieca obbedienza militare e sosteneva IL PRIMATO DELLA COSCIENZA SULLA LEGGE dello Stato qualora questa fosse ingiusta (da qui la celebre massima «L’OBBEDIENZA NON È PIÙ UNA VIRTÙ»)A causa di questo scritto, un gruppo di ex combattenti denunciò il priore di Barbiana. La procura dispose il rinvio a giudizio per don Milani e per LUCA PAVOLINI, all’epoca Direttore della rivista <<Rinascita>> che aveva ospitato il testo. I capi di accusa nei confronti di don Milani furono apologia di reato e incitamento alla diserzione e alla disobbedienza civile. Il processo fu celebrato dinanzi al Tribunale
ordinario di Roma (e non da un tribunale militare, poiché don Milani era un cittadino civile e il reato d’opinione contestato rientrava nella competenza della magistratura ordinaria, nello specifico a Roma poiché vi aveva sede legale la rivista <<Rinascita>>> che aveva ospitato il suo testo). L’iter giudiziario con le sentenze fu il seguente : Primo grado (15 febbraio 1966): Don Milani non poté presenziare fisicamente al dibattimento a causa dell’avanzare del tumore che lo avrebbe ucciso poco dopo. Inviò tuttavia al testo una memoria scritta passata alla storia come la Lettera ai giudici. Don Milani non argomentò solo in termini religiosi o evangelici, ma utilizzò la Costituzione Italiana come pilastro del suo pacifismo. Citò esplicitamente l’Articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Il Tribunale di Roma lo assolse in primo grado con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Appello (28 ottobre 1967): La Procura ricorse in appello. La Corte d’Appello modificò il verdetto dichiarando don Milani colpevole, ma pronunciò una sentenza di “reato estinto per morte del reo”, poiché il sacerdote era deceduto pochi mesi prima, il 26 giugno 1967. Il coimputato Luca Pavolini (Direttore di Rinascita) venne invece condannato a 5 mesi e 10 giorni di reclusione. Don Milani morì a 44 anni il 26 giugno 1967. Il suo pensiero rimane una pietra miliare della nonviolenza e dei diritti civili in Italia. Anche rispetto agli immigrati prese posizione e scrisse quanto segue …<< “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. <<GLI UNI SONO LA MIA PATRIA, GLI ALTRI I MIEI STRANIERI >>. Una sua decisa affermazione che è stata scelta per la intitolazione del suo CENTENARIO. Concludiamo ricordando il famoso motto di Don Lorenzo Milani : “I CARE” significa “Mi sta a cuore”, “Me ne voglio occupare”! Il contrario del famigerato motto ;”Me ne frego” . <<I CARE>>è il messaggio che campeggia su una parete della sua scuola di Barbiana.



