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SAN SEVERO AL CAFFE’ TRA LE RIGHE ARRIVA LA MOSTRA D’ARTE SULLA SINDROME DI SPOCK

Verrà inaugurata il prossimo 16 aprile la mostra d’arte contemporanea “La Sindrome di Spock”. Esporranno Maurizio Fusillo (1990, professore di Web Design all’accademia di belle arti di Foggia, già menzione per le arti elettroniche al Premio Nazionale delle arti 2013) e Delia Dellisanti (1994) dell’Accademia di Belle

 

Arti di Bologna. La mostra si svolgerà a San Severo nei locali del “Caffè Tra le Righe”, sito in Via de Cesare, 13 e rimarrà aperta dal 16 al 30 Aprile. Il Testo Critico è a cura di Antonino Foti (Accademia di Belle Arti di Foggia). Il 16 e 17 Aprile, d alle ore 20.30 alle 21.30 sarà in mostra anche un’installazione di arte elettronica, “Thinking Machine (A long letter to R-)” di Maurizio Fusillo, realizzata con stampanti ad impatto. Parte del ricavato dalla vendita delle opere verrà devoluto all’associazione ONLUS “Informatici senza Frontiere” per sostenere il loro progetto ISA (I Speack Again).

LA GUERRA DEI MONDI (testo critico di Antonino Foti)

La dicotomia umanità/tecnologia e il quotidiano interagire tra questi due elementi stimola le menti più o meno intellettuali a disquisire sul pericolo che intercorre nel mettere in relazione un ossimoro e nella forzata necessità di farlo convivere, grazie all’elemento anti rigetto che è la grande e smisurata fiducia che l’uomo ripone nel mezzo tecnologico. Tuttavia, questo fervore dialettico è il sintomo di una profonda frustrazione tutta contemporanea in cui, nel pericoloso processo di umanizzazione della macchina, è insita l’impotenza nel collocarla a margine delle nostr e vite, anzi, la consapevolezza che, quasi senza accorgersene, di come le si sia delegato il compito di calcolare, di riflettere o di elaborare processi mentali tesi alla creazione. Sono tanti gli esempi nella letteratura o nella cinematografia di come ci si sia posti il problema, in alcuni casi quasi al limite della profezia , se pensiamo ad Asimov o a Kubrick, questo perché sin dai primordi della tecnologia, l’utopia legata al miglioramento della vita quotidiana – che in alcuni casi c’è – ha allontanato sempre più l’individuo da quello che è il suo ruolo nel mondo e da come all’interno di esso si debba porre. È su queste dinamiche che Maurizio Fusillo e Delia Dellisanti hanno inteso descrivere e cercato di far convivere la freddezza dei contenuti computerizzati con il calore dell’intervento gestuale, “ardente” e umano. Secondo la loro visione “stereoscopica” e critica del dualismo uomo/macchina, i due interventi, pur convivendo su uno stesso pian o fisico del supporto, non si conciliano certo con quelle che sono le prerogative dei due elementi e, anzi, la forzata convivenza, non fa altro che accentuarne di più il naturale abisso ideologico. Infatti, nelle loro opere, a prevaricare e ad annichilire il freddo supporto – in cui a tutti gli effetti è insito il concetto di “calcolo” – è l’intervento umano, irregolare e anarchico, che interrompe violentemente la monotonia delle cifre e dei calcoli, declinandoli a mera memoria inutile, umiliandone la loro razionalità con l’irrompere del sentimento. Tuttavia, anche l’irrazionalità del sentimento umano viene intaccata in uno scambio di fluidi concettuali, dove però salta agli occhi quale dei due elementi ne uscirà umiliato.
Le macchie sono il caos, il supporto la logica, in una guerra dei mondi in cui lo sconfitto avrà vinto, perché artefice di un cortocircuito, a prescindere dalla prospettiva da cui osservare le dinamiche intrinseche che lo rendono necessario o, al contrario, dannoso per i suoi sviluppi oggettivi. È lo Yin e Yang e, probabilmente, l’uno non potrebbe esistere senza l’altro nella nostra contemporaneità. Fusillo e Dellisanti lo dimostrano attraverso il loro linguaggio, fieramente opposto, ma bramoso di convivenza e non potrebbe essere altrimenti. È una diatriba, una fiera discussione con cui i due affrontano l’argomento, insieme, legati da un filo concettuale contrapposto, ma convivente, dove probabilmente si tollerano restando tuttavia sulle loro posizioni, dialogante però, consapevoli che il dialogo è un punto di partenza per un approdo in cui si sente la necessità di un accomodamento pacifico. È utopia, ma anche questa, depurata della sua ingenuità, serve a comprendere il punto oltre il quale non addentrarsi


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