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CHIETI: Rimborsi con falsi incidenti, un Sanseverese fra gli arrestati

Scoperta dalla polizia un’organizzazione gestita da un avvocato e un medico che inscenavano investimenti: 82 denunciati

CHIETI. Un’organizzazione ben oliata, che simulava incidenti stradali per intascare i rimborsi delle assicurazioni assoldando una schiera di falsi investitori, feriti, testimoni.

Ci sono voluti due anni di

 

indagini della quarta sezione della squadra mobile di Chieti per sgominarla e denunciare 82 persone, nove colpite da ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative. Un’inchiesta che fa tremare insospettabili professionisti di Pescara, dai medici che fornivano i certificati dei presunti feriti – alcuni già indagati – ai fisioterapisti che attestavano riabilitazioni mai avvenute, causando danni da diverse centinaia di euro alle compagnie assicurative. Agli arresti domiciliari sono finiti l’avvocato del foro di Pescara Luca Capasso, considerato dagli investigatori la mente dell’organizzazione, 41 anni, nato ad Atri (Teramo) e residente a Montesilvano (Pescara); Andrea Liverotti, 43, nato ad Ancona e residente a Montesilvano, considerato il braccio destro del legale; Filippo De Felice, 51, nato a Chieti e residente a Pescara; Fernando Colaiocco, 48, di Pescara; Giovanni Di Blasio, 38, di Pescara; Giuseppe Fumia, 51, nato a Ragusa e residente a Pescara; Fabrizio Fusilli, 41, di Pescara; Sandro Pio Tommaso Russo, 30, di San Severo (Foggia).

Le misure di custodia cautelare sono state emesse dal gip di Pescara Luca De Ninis su richiesta del pmGennaro Varone, la procura competente è quella di Pescara. Un altro indagato è stato sottoposto all’obbligo di dimora. Liverotti è già noto alle cronache: faceva parte della banda a cui nel 2004 a Pescara dava la caccia l’appuntato scelto dei carabinieri Giangabriele Menichini di Torrevecchia Teatina, morto investito da un treno mentre inseguiva un malvivente. I dettagli dell’operazione Fatal crash sono stati illustrati ieri in conferenza stampa dal questore Filippo Barboso, dal capo della mobile Francesco Costantini e dall’ispettore capo dell’antidroga Licio D’Antuono. Due anni fa gli agenti teatini, indagando su un traffico di stupefacenti (vedi pezzo sotto), hanno scoperto qualcosa che non andava in diverse pratiche assicurative: i documenti erano perfettamente in regola, ma alcune persone comparivano troppo spesso, seppure in ruoli diversi, come conducenti, investiti o testimoni di incidenti stradali nel territorio pescarese. Parallelamente alla lotta contro il traffico di droga si è sviluppato un altro filone, iscritto nello stesso procedimento penale. A raccontare il meccanismo di truffa alle assicurazioni è stata una delle persone coinvolte, che non aveva ricevuto il compenso pattuito per aver portato a termine il suo compito nel falso incidente. Secondo gli investigatori la mente di tutto era l’avvocato Capasso, che si occupava di curare i rapporti con le compagnie e di indirizzare i falsi feriti da medici compiacenti.

Liverotti inscenava gli investimenti, mentre Russo si occupava di reperire auto o equipaggi da coinvolgere nei finti sinistri. Nella maggior parte dei casi le richieste di risarcimento sono andate a buon fine, ma ad un certo punto il sistema è entrato in crisi, perché i vari personaggi coinvolti, tutti con ruoli interscambiabili nella messa in scena dei tamponamenti, erano in disaccordo sulle spartizioni dei rimborsi.

E la confusione è diventata tale che uno dei falsi investitori ad un perito dell’assicurazione raccontò di aver investito un uomo in una determinata via, mentre questi gli chiedeva conto di un altro presunto incidente, in cui era rimasta ferita una donna: le bugie cominciavano a diventare troppe e non era più possibile controllarle. Uno sbaglio che, unito alla paziente abilità degli investigatori e alle informazioni ottenute con le intercettazioni, ha permesso di segnare il primo risultato di un’indagine che non è ancora conclusa.

Francesca Rapposelli

da Il Centro

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