Cultura

IL PENSIONATO VITTORIO

di MICHELE MONACO

Abitava in via Montenero, una stradina che collega via Daunia con Piazza Castello. Nell’estate del 1958, VITTORIO, pensionato solitario, entrava in scena verso sera. Sempre lo stesso rituale: dopo aver consumato una cena frugale, fumava un mezzo sigaro sull’uscio di casa. Di colpo, attorno a lui, si formava un semicerchio di persone che abitavano nella stessa strada e tutti si portavano dietro una sedia da casa. Alcuni cascavano dal sonno, ma erano curiosi di ascoltare- tutte le sere- storie di vita di VITTORIO. <<Mio padre, come milioni di italiani, sono andati in giro per il mondo cercando quel futuro che la patria non assicurava. In Belgio, in Francia, in Germania, in Svizzera, negli Stati Uniti, in Argentina, in Uruguay, in Brasile, in Australia, in Venezuela, di italiani ne sono arrivati a carrettate. Lunghi ed estenuanti viaggi in 3^ classe, in condizioni disumane, senza dimenticare il tragico naufragio del piroscafo “SIRIO”, partito da Genova nel 1906. Piroscafi come carrette del mare, anche allora come oggi >>, VITTORIO raccontava e contemporaneamente guardava un vecchio quadro ingiallito dove i suoi genitori erano ritratti su di un piroscafo in partenza da Napoli per Buenos Aires. Poi si scusava con il suo uditorio perché voleva andare a dormire. Gli ascoltatori, giovani, ragazzi, donne, riportavano le sedie nelle proprie case augurandogli e augurandosi la buona notte. In quelle sere d’estate, a cavallo degli anni ’50 e ’60, era frequente assistere nelle stradine del centro storico di San Severo a degli assembramenti di famiglie, vicine di casa, dove c’era sempre una persona che raccontava storie vissute nella prima metà del 1900, storie soprattutto di reduci delle due guerre mondiali. Quei racconti, la memoria dei fatti vissuti, la comunicazione tra nonni e nipoti, tra padri e figli, costituivano in quegli anni un formidabile circuito generazionale. GLI ANZIANI, I PENSIONATI, I NONNI DI QUESTA EPOCA, SI TROVANO A FARE I CONTI CON LA “TRASFORMAZIONE ANTROPOLOGICA” DEI NIPOTI. ANCHE I LUOGHI DEL RACCONTO, DELLA MEMORIA, NON SONO PIÙ LE FAMIGLIE O LA COMUNITÀ DEL “VICOLO”. QUELLE ESTATI DEGLI ANNI ’50 E ’60 SONO LONTANE, MOLTO LONTANE, TROPPO LONTANE…

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