Cultura

QUEL RAGAZZO SANSEVERESE DEL 1943

di MICHELE MONACO
74 anni fa giunsero nella nostra città gli Anglo-Americani e mi sono sempre chiesto come fu percepito questo avvenimento da un adolescente di allora, come fu vissuta la microstoria di una comunità attraverso la testimonianza di un ragazzo del 1943 (nella foto d’epoca, bambini aspettano di ricevere qualcosa da un soldato). Ho cercato di documentarmi con la lettura di alcune pagine scritte dal compianto notaio DINO ORSI (raccolti nel suo prezioso libro “C’era una volta…San Severo”). Pagine dalle quali si evince (come lui stesso racconta, da adolescente) della presenza di soldati che vennero accolti in città alla stregua dell’arrivo del Settimo Cavalleggeri del generale CUSTER. Racconta il giovanissimo DINO ORSI che tra settembre ed ottobre del 1943 gli Anglo-Americani requisirono (per adibirli ad alloggi per ufficiali) dei palazzi di note famiglie della grande borghesia sanseverese quali: MASSELLI, LA MONACA, DI FAZIO, MASCIA, CASILLO, FRACCACRETA, RECCA, TROTTA, DE LUCRETIIS. Il resto delle truppe si dislocarono e utilizzarono gli edifici scolastici come la scuola ROSA MALTONI (già GIOVANNI PASCOLI), l’edificio DE AMICIS, l’ex monastero SAN BENEDETTO, il liceo classico “TONDI” e i locali della Chiesa del Rosario (poi prima sede della “PALMIERI”). Furono requisiti gli alberghi di allora come il “MODERNO” e l’albergo “ITALIA” per farne dei circoli militari. Furono requisiti inoltre i locali dei cinema PATRUNO, IDEAL, UMBERTO e KURSAAL. Le sensazioni e i ricordi più intensi di quel ragazzino si riferiscono a delle mattine nelle quali potevano condividere la colazione degli americani fatta di ciambelle fritte distribuite presso il caffè “FORMIGONE”, oppure quando rimediavano il latte in polvere, dei biscotti racchiusi in scatole metalliche, lo scatolame contenente carne, fagioli, minestrone di verdure, frutta sciroppata, caffè, cacao e marmellata. Ma l’adolescente DINO ORSI porta involontariamente alla commozione quando racconta che al latte americano in polvere non riuscì mai ad abituarsi perché aveva bevuto spesso il latte acquistato nelle stalle della famiglia CASTELLI, residente presso la Chiesa di Santa Lucia. <<Lo bevevo senza bollirlo per non alterarne il sapore>>. Con questa magnifica e genuina espressione scaturita dalla memoria del compianto notaio ORSI, si può forse comprendere quanto fosse saporito e apprezzato quel latte nostrano e cosa provava di tanto importante un ragazzino sanseverese in quel lontano e freddo inverno del 1943. Sarebbe interessante conoscere l’opinione di qualche giovane Lettore o Lettrice d’oggi che legge questo aneddoto mentre consuma la prima colazione a base di yogurt e cornetto ai cinque cereali.

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